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L'INDUSTRIA DEL PREMIO LETTERARIO
Quarant’anni fa sulle pagine di "Sogno", Carletto Mazzoni scrisse : "// poeta è un pitocchioso". Forse intendeva che quest'uomo (quando è veramente poeta) che anticipa i tempi, che stravolge usi e costumi, molto spesso anche i governi, sente la necessità, appena scritta una poesia di leggerla a qualcuno. Diventa quasi paranoico. A volte difficilmente si trova un amico disposto ad ascoltare (non parliamo dei parenti), allora affida i suoi scritti alle giurie dei premi letterari, pagando fìor di quattrini pur di sapere che qualcuno ha letto il suo lavoro. In questo modo, il poeta, e l'artista in genere, è diventato mecenate di quelli che bandiscono concorsi letterari, siano essi un Comune, un Industriale, un Editore. Bisogna riconoscere però che non tutti sono esosi, ma "furbetti" sì.
Ci è capitato di assistere alla premiazione di un Concorso letterario in una cittadina umbra. Si tratta di un premio copiato di sana pianta, non solo nella stesura, ma anche nella realizzazione (prendendo il titolo) da un altro concorso che vive da 24 anni e del quale sono state fatte sedici edizioni. Ci siamo scandalizzati, se si può usare questo termine, visto che l'Italia e gli italiani ne hanno fatto un luogo comune, quando l'assessore alla Cultura del Comune che ha bandito il concorso, ha dichiarato davanti a seicento persone circa che stipavano il beI teatro ospitante che il
Premio realizzato dalla loro amministrazione è stato ideato da uno pseudo "Organizzatore", che lo scorso anno lo aveva realizzato in un paesino della Puglia. Non ha aggiunto, però che non lo ha ripetuto in quello stesso paese perché il vero ideatore del premio aveva diffidato il sindaco dal ripeterlo. Da "furbastro" si è rifugiato in Umbria, tacendo l’accaduto. L'amministrazione comunale ha fiutato "l’affare "e gli ha permesso di realizzarlo.
Per partecipare il poeta ha pagato 20.000 lire per ogni poesia . più la li spesa per 5 fotocopie. 30.000 lire, per partecipare con una silloge di 15 poesie. Per concorrere con il libro di poesie edito £.50.000 di tassa di partecipazione, più cinque copie dello stesso libro (col prezzo di copertina non inferiore a 15.000. Il pseudo organizzatore ha dichiarato, pubblicamente, di aver ricevuto oltre duemila opere. Facendo una media, tra 50.000, 30.000 e 20.000, abbiamo un introito da parte dell'organizzazione che ha bandito il concorso, di circa 100.000.000 (cento milioni). Sono stati assegnati premi per un totale di 2.500.000 lire, più le spese di un centinaio di coppe (altra falla che non permette di valorizzare ne il poeta, ne l'opera, anzi affossa la poesia), lire 1.000.000, più i diploma altre 500,
(lire, più altre piccole spese per l'organizzazione, sono state spese in totale circa dieci milioni di lire. Le casse del comune hanno incamerato circa novanta milioni di lire. Ecco come il poeta è diventato il mecenate dei Premi Letterari.
Alle suddette spese il poeta ha aggiunto anche quelle del viaggio dal luogo di residenza al paese love si è svolta la cerimonia di premiazione (ne erano presenti circa seicento). Con questi risultati chi ne esce con le ossa rotte è proprio la poesia, perché il suo autore è pago e felice.
Siamo rimasti tre ore ad assistere alla premiazione, gli autori erano felici e tutti hanno fatto a gara per far conoscere ai presenti, almeno una loro composizione recente, o addirittura scritta per l'occasione. Sono state tre ore d'agonia, dolevano le orecchie all'ascolto di tanta zavorra , e lo stomaco si ribellava.
Abbiamo chiamato ingiustamente poeti i partecipanti al premio letterario, avremmo dovuto chiamarli "Esaltati". Per tale motivo non si leggono più poesie. Ed è sempre Lei, la Signora delle Arti, che ne esce malconcia, mentre chi organizza questi premi dove ci sono duemila premiati risanano il bilancio.
Qualche editore che non si è sentito da meno di sindaci e degli industriali ha usato lo "specchietto per allodole": la pubblicazione di silloge di poesie vincitrice. Ha chiamato undici persone (che all'apparenza sembrano di tutto rispetto), ha bandito il concorso. Due giorni prima della premiazione avverte uno dei concorrenti, ritenuto non più concorrente (non si capisce, ma si sa bene perché) lo si invita alla premiazione. Il concorrente non più concorrente si rivolge ad un componente la commissione giudicatrice il quale meravigliato gli dice "ma veramente hai partecipato al concorso? lo mica le viste le tue poesief" . Il gioco è stato fatto, come il concorrente non più concorrente ma invitato per riempire la sala e consumare una cena in compagnia pagandola profumatamente, aveva anticipato all'editore quando questi aveva insistito perché partecipasse al concorso. L'editore, intanto, valorizzerà il suo pupillo, e avrà racimolato i duemila abbonamenti ad una rivista che non ha nulla di moderno, reazionaria e conservatrice: inutile dunque.
Intanto il poeta ancora una volta ha sostenuto la parte del mecenate di un concorso letterario. Ci dovete credere ne esistono a migliaia, tra premi bricconcelli e premi bricconi, ma quest'ultimo è il più briccone di tutti.
A questo punto non c'è neanche più da meravigliarsi che, undici persone vendono il proprio nome pur di avere qualche secondo di notorietà.