|
TRASFORMAZIONE
DELLA SCUOLA
La
necessità di un rinnovamento ha portato il caos
si bocciano ragazzi handicap dopo tre anni altrimenti linsegnante
perde posto
Hegel
difendeva la necessità di svecchiare la scuola dal suo formalismo astratto
chiedendo scherzosamente: "E' forse necessario per mangiare
conoscere le proprietà botaniche e chimiche dei cibi che ingoiamo?"
E Vidari aggiungeva " E' che il giovane uomo viva, cioè operi,
con la sua intelligenza nell'atto dell'intuire; e a questo
contribuisce in modo diretto ed efficace l'insegnante che sa,
con la scelta di altre rappresentazioni, con la mozione degli affetti,
con la lucidità dell'espressione verbale, entrare subito nelle
energie spirituali dello studente e concentrarle nell'atto
intuitivo". Il Gabelli, indicando il compito dell'insegnante
nella scuola, asserisce che: "Egli non deve mai nominare, o
lasciar nominare agli alunni cosa alcuna di cui non dia loro subito
l'idea più netta, più determinata e precisa che per lui sia possibile.
Siccome poi nelle cose sensibili l'idea più chiara si acquista
per mezzo dei sensi, così non si descrive soltanto, e meno
ancora si definisce, ciò che può far vedere e toccare, ma presenta
agli studenti l'oggetto stesso in cui è caduto il discorso".Ora
riflettendo su quanto asserito dai più grandi pedagogisti, nel tempo,
da Rousseau, a Montesquieu; da Brougham, a Pestalozzi, a Gentile
(ancora valido sotto molti aspetti), a quanto deciso dal ministro
della Pubblica Istruzione mi salgono alle labbra le parole
di Galilei: "Io non dico non voler essere quelli così sconoscenti
ed ingrati verso la natura e Dio, che avendomi dato sensi e discorso
io voglia pospor sì gran doni alle fallacie di un uomo, ed alla cieca,
balordamente credere ciò che io sento dire, e far serva la
libertà del mio intelletto a chi può così bene errare come
me".Vorrei tanto che il ministro considerasse e riflettesse
sugli studi fatti (non voglio entrare nel merito degli errori
commessi, confondendo il condizionale con l'indicativo presente
- facendo il... minestrone - ), non dimenticasse che è lo studio
umanistico che forma l'uomo, permettendo al giovane studente di saper
scernere la libertà di pensiero e di azione, dalla schiavitù
e l'abbrutimento del proprio spirito.Egli dovrebbe
sapere che le materie d'insegnamento non devono essere considerate come
entità astratte, a sé stanti, anche se così appaiono nei relativi trattati,
perché il vero sapere è organico e tutte le scienze formano
un tutto unitario e armonico che si fonde nella coscienza dell'uomo.
Ecco perché, non vorremmo aver letto e sentito, del programma
"innovativo" del ministro. Le Scienze Umane, la letteratura
greca e latina, l'apprendimento di queste lingue, richiama
nel suo preciso ambito i capitoli dispersi qua e là, che erano l'espressione
più potente della cultura italiana, invidiata da tutto il mondo. Ora
che si darà allo studente attraverso la "riforma" ? nozioni caotiche.
Il giovane si troverà sperduto nell'arido deserto nozionistico;
poi quando giungerà alla maturità, scoppia la..." bomba dell'ignoranza"
perché si troverà di fronte esaminatori che hanno avuto unistruzione
scientifica-umanistica. Il giovane non saprà discernere le
singole discipline, che avrebbero dovuto essere lo stimolo dell'attività
mentale, la loro distinzione potrebbe essere giustificata solo se considerata
come parte di un tutto organico.Il ministro ha dimenticato
che è il sapere organico che serve alla vita, non quello frammentario
e slegato, non il tritume enciclopedico che lascia allo spirito
un inutile peso, sul limitare della vita operosa.Ma non è tutto.
Psicologicamente l'alunno, uscito dalla scuola media inferiore, è
una totalità indistinta della vita; in ogni momento del suo sviluppo psichico
avrebbe dovuto allargare gradualmente la cerchia delle sue
esperienze. I vari momenti successivi nascono dai precedenti;
l'idea nuova non si sovrappone alla precedente, ma vi s'inserisce,
la spinge al suo ulteriore sviluppo. Evidentemente il ministro
e i suoi suggeritori (collaboratori) non hanno tenuto presente
quanto ha scritto Comenio in "Dal noto all'ignoto" (o lo ignorano?), nel
quale asserisce che "Il processo evolutivo è quello che passa dall'intuizione
di una cosa all'analisi, la quale se ben condotta promuove la sintesi".La
conoscenza estetica tende sempre a tradursi gradualmente in conoscenza
logica. La scuola, in questo caso, assumeva tutta la sua responsabilità.
La cultura non poteva, né sognava di risolversi in uno sterile
apprendimento di nozioni, ma era volta alla formazione del
carattere che era (è), per definizione, "l'unità di pensiero
e di azione".La scuola deve tendere a conseguire l'unità dell'insegnamento:
premessa indispensabile per un sapere totale, ordinato e oggettivo.Ma
con la riforma attuale, la scuola non si modernizza per niente. Assumendo
autonomia didattica, trasforma il Preside in un moderno manager,
che progetterà con un proprio modo di vedere, in quanto è lui
che rappresenterà l'Istituto, presiederà il Collegio Docenti,
il Consiglio d'Istituto e coordinerà la valorizzazione delle
risorse, stipulando contratti e convenzioni, indirà gare e condurrà
le trattative ed effettuerà acquisti; mentre il docente avrà la sola competenza
della programmazione scolastica.Il Ministro assicura che questinnovazione
farà risparmiare allo Stato circa 1300 miliardi di lire: 600
miliardi per le supplenze annullate, 150 miliardi per le spese,
ma non dice che, quanto manca per il raggiungimento dei 1300 miliardi,
saranno incassati attraverso l'aumento delle tasse d'iscrizione,
specialmente da quelle universitarie.Quindi non
solo il caos della scuola, che non avrà più una propria identità: Istituto
di istruzione secondaria. Addio vecchio Liceo Classico e Scientifico,
addio Istituto magistrale! Addio Università per i meno abbienti!
Addio istruzione! E' certamente un ritorno al Medio
Evo, quando i giovani erano costretti, per legge, a fare il
mestiere del padre, anche se il loro quoziente intellettivo era altissimo,
a meno che non avessero un santo in paradiso, cioè una conoscenza nel
clero.Funzioni sociali della scuolaNon
c'è dubbio che la scuola oggi attraversa un periodo di crisi gravissima.
Già era accusata di conformismo, mentre la società per le sue
strutture ha bisogno di idee nuove, di iniziative che possano
contribuire ad eliminare tutte le storture dei nostri tempi.
In particolare il problema che si avvertiva e più spesso si
dibatteva riguardava proprio la funzione selettiva dellistituzione scolastica.
Giovanni GentileLe forze contestatrici hanno ragione
di combattere e condannare la selezione nella scuola e si battono
per unistruzione uguale per tutti. La scuola uguale per tutti
porterebbe solo ad un appiattimento nella mediocrità; invece noi auspichiamo
una scuola aperta a tutti, che tiene conto delle diverse capacità di ognuno;
che spinga a quell'agonismo, a quella lotta che è sempre stata la molla
per ogni progresso dell'uomo.Il ministro, invece,
ha pensato a presidi manager, pensato ad un unico indirizzo d'istruzione,
ha pensato ad aumentare le tasse e a chiudere il numero per accedere
all'Università. In questo modo, non si apriranno certo posti di lavoro,
ma si creano, nel tempo, altri milioni di disoccupati, perché
l'istruzione vera e propria è riservata ad un ristretto numero
di persone, di un ristretto ambiente, dotate di particolari
privilegi. Eppure è dal 1860 che si parla di istruzione obbligatoria,
ma solo nell'ultimo decennio si è raggiunta la consapevolezza
della necessità di un'adeguata istruzione, per un sicuro avvenire
nel mondo moderno, determinando l'esplosione scolastica.Bisognerebbe
superare la concezione tradizionale, senza smembrare la scuola, che vuole
limitato il periodo scolastico nella vita di un individuo; una scuola
come fine di aggiornare continuamente l'individuo di pari passo
con i progressi della scienza, della tecnica, delle discipline
sociali e umanistiche.Come si fa, però, ad aggiornare un individuo
se invece di progredire si regredisce? E' recente la notizia
che la scuola sta ritornando al 1968, o peggio? La domanda
di prepensionamento avanzata da circa ottomila insegnanti, a nostro
avviso è comprensibile per chi ama la scuola e ad essa ha dato buona parte
della propria vita.E' inammissibile dare la scuola in mano
allo studente che, come si sa, quando vede di poter essere
libero dalle lezioni è tutto felice e soddisfatto. Vimmaginate
gli studenti che pilotano la barca (la scuola)? Già si studia poco, molti
non sanno nemmeno leggere e non conoscono l'ortografia, se dovesse avere
ragione il ministro Berlinguer si avvererà la profezia del
grande chirurgo Stefanini, che durante una lezione ebbe ad
ammonire: "Un giorno l'università italiana sarà popolata di
ciucci". Questa frase il luminare lha detta nel 1968 e la
realizzazione della sua profezia la vedo realizzata in delle tante missive
che ci si scambia nelle mailing list di cui Internet è piena.In
una di queste, un diciassettenne, parafrasando a modo suo Vittorio Alfieri,
afferma che la "scuola appiattisce lo spirito e lui vuole leggere
Proust nella lingua originale, mentre il professore gli impone
di leggere la critica allopera del Proust.Ho trovato
interessante lintervento dello scrittore Enrico Ciccarelli, il quale
ha risposto al giovane e turbolento diciassettenne
"scrivere
in Internet abitua appunto a lasciare che le proprie parole
perdano l'appartenenza, che non siano più tue. Non è una specificità
tecnologica, è il risultato naturale di qualsiasi "pubblicazione".
Può succedere che esse siano poco o male considerate, a volte succede
che il nostro stesso giudizio nei loro confronti muti nel corso degli
anni (un certo numero di anni fa consideravo magnifici dei
versi dei quali oggi mi imbarazza assumermi la paternità);
in ogni caso noi dobbiamo liberarle dal nostro patrocinio,
lasciare che esse seguano la loro propria strada e sorte. E questo
vale a diciassette come a centosettant'anni. (
) Tra questi c'è senz'altro
quello di non tener conto di professori parrucconi e godersi Proust (e
magari Manzoni) al riparo da filtri scolastici e accademici".La
scuola non è solo appiattimento come dice il giovane puledro alfieriano,
ci sono dei seguiti che vanno denunciati. In una delle tante
scuole della Penisola (una scuola media inferiore) è accaduto
di peggio: una ragazza, che per il suo handicap ha necessità
di un "sostegno scolastico" e per questo, fin dalle elementari
gli è stato assegnato quale sostegno a volte una donna, altre un uomo.
Alla prima media inferiore le è stato assegnato un insegnante uomo e questi
lha portata fino alla terza media e durante lo scrutinio ha chiesto che
la ragazza non fosse ammessa agli esami perché non è preparata
abbastanza. Senza palesare (mentre chi gli dava appoggio lo
sapeva) che, promuovendo la ragazza, avrebbe perduto posto
ed era disperato perché non sapeva dove il provveditorato lo
avrebbe destinato. Se questa è la trasformazione della scuola auspicata
dal Ministro, sarebbe bene che si dimettesse, lasciando ad
altri più preparati il mestiere che lui non sa fare.
Reno
Bromuro
|