La voce dei naufraghi

antologia poetica

a cura di Reno Bromuro

 

 

 

                                                                                DEDICA

                                                                                 A Te che mi svolazzi intorno
                                                                                 cibandomi, dissetandomi,
                                                                                 consolandomi per lasciarmi

                                                                                vivere quell’attimo che a te mi lega       

                                                                                per l’infinito spazio del cuore

 

 

 

Presentazione

      

       Quest’antologia nasce in opposizione aperta al Racket dell’Arte affinché prevalga il valore umano della poesia. La raccolta è solo una goccia nel grande mare della prepotenza, ma importante è lanciare un salvagente perché nel tempo possano diventare dieci, cento (e forse più). Tra le infinite poesie scambiate tra amici, accomunati dallo stesso desiderio di dire agli altri il proprio affetto, iscritti alla medesima Mailing List, Naufragi, ne ho scelte una ventina, non perché le altre fossero meno emozionanti e valide.

     L’idea era nata per fare un Omaggio ai nostri compagni o compagne in occasione del Natale, ma il poeta ha una sola ricchezza: quella spirituale. L’Omaggio c’è stato ma i destinatari lo riceveranno solo a Pasqua.

     Abbiamo detto che l’opera è pubblicata per contestare certa editoria che vuole ad ogni costo l’arte sottomessa alla volontà del racket, è un grido contro i soprusi di chi vuole la poesia non più forma d’arte, ma sprigionamento del sentimento.

     Il racket finalmente capirà che è la Poesia la forma d’arte più pura e sincera, e che l’Arte nasce da un bisogno interiore, per esprimere un mondo denso d’emozioni che urge verso la sua forma espressiva. Passionale o idilliaca, drammatica o elegiaca, dionisiaca od apollinea, l'arte nasce sempre da una spiritualità poetica, intensa ed emotiva; da un’intima fusione d’elementi affettivi, logici e fantastici che divengono anima e forma di quegli elementi empirici di cui l'artista si serve per la sua creazione.

L'Arte comprende il più vasto irraggiamento possibile: il vasto regno dell'ideale e del sogno che si estende oltre il mondo della realtà, oltre la sfera dell'azione. L'arte vera non può risolversi in puri concetti etici, perché non ha bisogno di uscire da se stessa. Non è l'Aurora della conoscenza che precede il meriggio; la conoscenza artistica non consiste nelle percezioni di Leibniz, stati psichici oscuri, deboli, confusi, come vogliono i filosofi idealisti, ma costituisce una conoscenza a sé; è un'Aurora senza meriggi e senza tramonti: un’eterna Aurora Boreale. Per l'artista, più la percezione si chiarisce e s'illumina, più diviene Arte. Nulla impedisce che le più alte vette della poesia coincidano con quelle del pensiero. Lo spirito passa naturalmente dalla lucidità serena dell'intelletto al fervore tumultuoso della fantasia, all'intensità emotiva del sentimento e l'arte fonde tutti questi stati d'animo in un amoroso connubio.

"Il poeta - dice De Sanctis - deve essere immediato e sintetico come il popolo." L'opera d'arte è una struttura viva, perché vibrante della sensibilità dell'artista. La conoscenza artistica si differenzia nettamente dalla conoscenza filosofica perché non è logico-dialettica; si differenzia dalla conoscenza scientifica: la scienza analizza, la poesia intuisce. Diversa è la conoscenza del poeta da quella dello scienziato e del filosofo. Il filosofo risale alle cause prime, alle ragioni ultime, si eleva verso la verità pura, il mistico verso la divinità; ma l'artista, grande sacrilego, dissolve la sua anima nelle cose, le scuote e le sublima con forza demiurgica, facendole vibrare di spiritualità: in lui si accumulano le aspirazioni, la storia di secoli, il dramma di generazioni; l'arte diviene voce ed espressione della storia, delle varie civiltà. Di qui la potenza emotiva e l'universalità dell'arte: vi è in essa una compenetrazione di tempi.

"Rimane soltanto il canto dei poeti", cantava Holderlin.

La poesia non finge le condizioni dell'Assoluto, ma le cerca, trasfigurando il sensibile. Misteriose onde di radiazioni uniscono il filo d'erba al tremolio delle stelle, attrazioni occulte influiscono sulle acque, sugli alberi, sui venti: vi è un segreto commercio fra i mari, le rocce e le piogge.

Se precipita una rupe gli echi lo annunciano ai silenzi delle valli, alle penombre delle caverne in ascolto; lo sbattere aereo dell'ala di un falco si ripercuote nell'etere cosmico, per lontananze incommensurabili; tutta la natura è pervasa di forze e di energie; infiniti messaggi si incrociano per "lo gran mar dell'essere". Siamo spinti a rompere ogni siepe per scoprirvi al di là "sovrumani silenzi e profondissima quiete", abbiamo bisogno di sorvolare ogni ostacolo, di sfuggire ad ogni bisogno inesausto d'Infinito.

Il poeta apre gli occhi dentro e fuori di sé; quando il suo sguardo diviene oltremodo visivo, quando il suo udito si fa ultrasensibile tutto si anima intorno a lui. Alitano e traspirano le fronde, la foresta diviene divina, spessa e viva; ridono le vette dei monti nei pleniluni sereni; vegliano i cipressi sulle urne solitarie; si popolano di voci i silenzi; di ombre le solitudini. Una serie di fugaci, intense estasi, rapiscono allora i poeti ed essi divengono "grandi sacerdoti dell 'incosciente " - diceva Novalis - "i soli veggenti" - asseriva Baudelaire - "l'inconoscibile" - affermava Rimbaud -. Platone celebra la poesia come potenza divina che passa travolgendo ed afferma che è data all'uomo per il potenziamento delle sue facoltà.

Reno Bromuro

Roma 20 gennaio 2000

 

Troverete qui, di seguito, poesie a cui abbiamo cancellato, per maggior serietà, i nomi degli autori.

Voi leggetele ed assegnate, ad una sola poesia un voto da 0 a 10, la poesia che avrà raggiunto il maggior numero di suffragi permetterà all’autore di ricevere in ricordo una bella coppa offerta dall’ Associazione Internazionale Artisti “Poesia della Vita”.

Ovviamente, come si è detto nella presentazione, sono poesie scritte per omaggiare i compagni/e dei POETI.

Aspettiamo i vostri voti. La premiazione avverrà nella prima settimana di giugno c.a. in un teatro di Roma.

La votazione si chiude il 30 maggio c. a. Votare è semplice, basta leggere con attenzione le poesie.

 

1) -  VEDERTI MIGLIORE   
                                  

 

Vedere la tua debolezza
é facile
ma preferisco
stimolare la tua forza:
a chi annega
serve ben poco
sapere com'é accaduto.
So cosa può farti piangere
ma preferisco
illuminarti il viso:
camminando insieme
vedremo meglio
senza il sottile velo
delle lacrime
che ci oscura.
Certo:
distruggere é facile
creare é difficile
ma la bellezza del risultato
ripaga di ogni sforzo.
Vederti migliore
fa bene anche a me.

2) - MI AMERAI SEMPRE   

 

Mi amerai sempre,
quando sarò vecchia
e il tempo tiranno avrà scavato
la sua penna sul mio volto?

Tu sarai sempre bambina
ora, con questi versi
ho fermato i tuoi anni!

 

 

3) - AH, NON CERCATE MAI DI RITORNARE

 

Ah, non cercate mai di ritornare

ai luoghi che vi han visto innamorati,

ma non per via delle sorprese amare:

a quelle, ormai, sarete abituati.

 

E' perché nel profondo dell'anima

cedereste all'insana passione

dell'ennesima, atroce disàmina

di quel vostro lontano copione.

 

Trovereste dettagli nascosti

a spiegare quel certo sorriso;

pensereste ai ricavi ed ai costi

della luce che aveva quel viso.

 

Ridereste, potendovi vedere

stesi sul letto a biascicar ricordi

nell'alta notte che non vuol sapere,

di stelle vuote e di vicoli sordi.

 

Ma non potete; ed ecco che si insinua

la sensazione che non sia finita,

che quella forza è viva, che continua,

che la dolcezza sua non è svanita.

 

E' vano, è vano! La magia e l'incanto

nella voce di lei sono immutate,

ma se provate a camminarle accanto

capirete che non lo meritate.

 

Si è perduto per sempre qualcosa

lungo la stretta e faticosa via

e inseguirla è patetica posa,

un'inutile e pietosa bugia.

 

E finirai così per ritrovarti

rovesciato, dismesso, perduto,

con il dolore stretto, mentre parti,

fra le dita di un fioco saluto



4) - POTEVAMO 

                           

Potevamo essere
io e te
due voci nel silenzio
un volo di gabbiani
ali nel vento
l'urlo dell'alba
il sorriso caldissimo
del sole
sotto le coperte
ci saremmo scambiati
il desiderio
dei nostri corpi stanchi
ma il gelo dell'inverno
le sue notti
ci hanno divisi
ed oggi siamo ghiaccio .


5) - DESIDERIO   

 

Venivo da te con passo indeciso

tremando davanti all’altare del tuo viso d’avorio.

Ti volevo, come chi muore vuole Dio:

Volevo morire sotto la carezza tenera delle dita:

quel tuo sfiorare soave di cieco

che vuol conoscere la pesca, e la seta.

 

Vivere per sentire

i tuoi polsi forti stringermi la vita

e saziare con te

la fame, la sete e la fresca risata d’amore.

Ti volevo

per non finire mai di volerti,

non stancarmi mai di guardarti

bere la tua immagine con gli occhi;

tenerti fra le braccia,

fino a sentire scorrere il sangue nelle vene.

Ti volevo,

per far nascere l’erba, la frutta, la vita

in terre lontane, accecate dal sole.

 

6) - TRADUZIONI
                                   

"Ciao, come stai?" ti ha chiesto.

E tu volevi dirle:

"Sono lungo il cammino,

nell’infinitamente desolato

spazio dove non sei;

sto nei giorni di ferro

che sono eredità della tua assenza;

penso, seduto a riva,

alla marea di te che si è ritratta

e aspetto che ritorni;

guardo come a un prodigio

ai germogli, alle gemme

nell’anima mia inaridita,

e lodo e maledico

questa vita tenace

che svelle i chiodi e cura le ferite

e non mi lascia al tempo immaginato

di quando tu non eri andata via."

Tutto ciò era da dire, e fu tradotto:

"Io bene, grazie; e tu?"

 

 

7) - PRENDI IL MIO RESPIRO

                                           

 

Prendi il mio respiro,

fanne vento che scuote

le fronde di foreste immutabili,

rendimi fremito di vita

tra dune riarse.

Voglio creare bianche e carezzevoli

onde nell’oceano fiero

della sua calma.

Lascia che scorra

su prati e valli,

libero soffio che allegro

scrolla foglie e fili d’erba,

fammi sfiorare i pendii

di monti scoscesi,

sì che sboccino stelle

tra rocce e cuori impietriti.

Ma fa’ ch’io possa tornare a te,

sola àncora immutabile,

catena d’acciaio temprato,

centro assoluto del Mondo Eterno:

ch’io possa ancora prendere fiato

nelle acque

del tuo porto sicuro.

 

 

 

8) - 01/12/99 

 

Bevo le tue lacrime

divido nuove rughe

per la gioia di un sorriso

la sorpresa di una carezza.



 

 

9) - LAPILLI

 

Come lapilli
dal ventre della terra espulsi
nell’aria cenere dispersa

 

 

 

10) - “ANCORATI”  e vivi.   

                                             

Stanca di attendere la luce

sotto il peso di pietra delle convenzioni

s'era aperta nella notte

in speranza folle

in disperato amore dell'assente

in silenzioso anelito non silente in lei.

Intimidito il cielo,

forse intenerito l'impenetrabile divino,

lasciò che la luna

Hamal e Sheratan

guardassero lo scempio del suo cuore.

 

 

11) - QUANDO PARIGI MUORE 
                                             

Quando Parigi muore
si parlano lingue straniere
con parole d'ignoranza
Quando Parigi muore
a Parigi, d'estate,
giostrano cappelli americani
e seni rifatti
di vecchie benpensanti
Sostammo con Murger
in soffitte stantìe
e passeggiammo con Eliot
lungo i Boulevards
Ma l'inverno
ci tenne al caldo
poi venne aprile
il più crudele dei
mesi
Camminiamo in colonne
di cafoni
chiamando bohème
cabaret miliardari
per chi tratta da museo
la città della vita
Alla vostra destra
potete ammirare
le magliette con la
nota torre
e alla vostra sinistra...
ma ormai se ne è
andato
il vecchio pittore
con i suoi ritratti
sempre scalcinati
Quando Parigi muore
a Parigi d'estate
tra code di turisti
che han pagato il biglietto
e coppiette d'amanti
con baci scontati
tenendoti stretta
per la tua gelida
manina
cerco tetti e cieli
bigi
per veder fumare
tra mille comignoli
Parigi


 

12) - RABBIA SORDA 

                                         
rabbia sorda
in una testa vuota
rimbomba,
rimbomba.
sentimenti non realizzati,
perverse e ingannatorie
finzioni
mi annegano.
non sento più
e non capisco;
provo solo
rabbia sorda
in una testa vuota...

... e rimbomba,
e rimbomba.


13) - ANIME INSANGUINATE 

                                            

Ho visto anime sanguinanti,
attraverso grate di filo spinato,
liquefarsi come cera,
lasciando mutilazioni informi.

Ho visto. Non ero io,
solo il riflesso di uno specchio.

 

 

14) - LA PIOGGIA   

                                      

 

Una pioggia di angoscia
scende lieve, impregnando l' anima.

Le gocce creano solchi,
allora preferisce sprofondare,
immergersi negli abissi del mare

dove riesce a scorgere un pallido sole.


15) - IL MIO PRATO

 

 

Se è della barca che batte sull’acqua,

il rumore che sento,

allora è di porto l’odore salato.

E di faro la luce accecante.

La piccola roger&gallet,

sul lavandino, in confezione quadrata,

sbavata e languida, aspetta di essere usata. Ancora.

Ed è troppo presto per la mia colazione, il petit-déjeuner.

Svegliati, caro.

Tra le lenzuola, bianche d’albergo,

un piede nervoso rincorre il suo sonno.

Nell’ombra,

tra il faro e la tenda velata,

la schiena,

segnata di graffi e colorata di seme,

s’inarca a seguire l’onda del vento.

E quei peli, mai soddisfatti,

eretti, drizzati, eccitati, bagnati,

sudano sotto la mano.

Aprire di più ogni muscolo tenero,

o alzare la coscia verso la luce,

potrebbe servire a gioire di più,

in amore di quella brezza sfacciata.

Da tiepida a gelida, corto il percorso da fare.

E tu che mi guardi, oramai.

Non sai più resistere alla luce accecante.

Cieco, allora, di brezza.

Per i miei peli affamati.

Mi mangi, e senza sapere sono

dentro il tuo ventre, e più sotto.

 

Nella tua barca con vela,

gonfiata e indurita, dal vento mistral.

Nel porto, sbattiamo, aspettando i gabbiani.

E la tenda che cade, strappata,

lascia ai miei occhi la visione marina.

Ma tutto il mistral che si è impossessato di te,

sfonda quel vetro, e la balaustra.

I cristalli che luccicano nella mia carne,

sanguinano e piovono fino ai miei piedi.

 

Caviglie arrossate, e unghie strappate.

E le corde di ieri, ancora presenti, chiamano.

Lascia, caro, la benda nera, e di seta.

E pure la cinghia di cuoio, non serve.

Il mistral è appena arrivato.

 

E con tori e cavalli pezzati,

galopperà su tutto il mio prato.

 

 

16) - ANDAVAMO PARLANDO  

 

Andavamo parlando

di figli,

di come la vita

fosse stata la tua

e i rari sorrisi

che amavo rubarti,

quando la fatica,

quasi sempre

si chiamava

vagare.

 

17) - VELENO

                                          
Con uno spiedino
mi trapassasti il cuore,
lo cuocesti a puntino
sul fuoco dell'Amore.

Facesti uno spuntino.
"Croccante! Ha un buon sapore."
Bevemmo un po' di vino
e poi chiamai il dottore.

 18) -
ATTESA 

                                         

Forse un’ombra di te? Nessuna:

anche le foglie son pensierose

come le mie mani picchiettanti e nervose

alla ricerca di un’improvvisa fortuna.

 

Non so neanche se tu arriverai

né, poi, se mi farà solo piacere

ma ho imparato (non succederà mai)

non lo farò precipitosamente vedere.

 

Vorrei interrogare la solita luna

se lei si orienta tra le anime ansiose

se scorge tra note, stridenti o armoniose

di ennesime e illuse attese, ragione alcuna.

 

 

19) - POSSO ESSERE 

 

Dimmeli, i tuoi desideri

posso essere di più.

Dimmelo quello che provi

ché dentro me ci sei tu.

Non tante parole leggere

ma pochi pensieri profondi.

La calma di un tuo abbraccio

il caldo di un tuo sorriso.

L’ardore di un mio dubbioso

bacio, mai a te negato.

Posso essere, ora, di più.

 

 

20) - NAUFRAGIO 
                                              

Il tuo corpo stanco

abbandonato come naufrago

alle onde del mio corpo

aspetterà il soffice silenzio della notte

sulle mie spiagge chiare

quando ti inventerò un sussurro,

una musica lieve,

un coro ed un inno d’amore

per crearti di nuovo

e scoprirti, agli albori del giorno,

con primitivo stupore

Lucente di Vita.

 

 

21) - SOLI RIMPIANGEREMO 

                                                   

 

Soli rimpiangeremo l’amore che non é stato

il figlio che non abbiamo avuto,

le mani gravide di carezze che abbiamo frenato.

 

I baci mai dati ci perseguiteranno nelle notti insonni:

umidi e dolci come l’uva d’ottobre nei tini.

 

Un dolore sottile nelle vene

m’inonda l’anima d’amore quando penso ai tuoi occhi.

 

22) - PEGNO D’AMORE   

                                              

Non sarà il cibo che ti porto
il nostro pegno d’amore
perché già lo fai anche tu
a volte meglio di me.

Non sarà la protezione ed il servizio
il nostro pegno d’amore
perché più volte mi hai difeso
tanto quanto ti ho servito.

Così si sgretolano le certezze passate
ed il futuro si oscura.
Ma impareremo a volare con quattro ali
e riusciremo a vedere
con i nostri occhi.

Sarà questo il nostro pegno d’amore.

 

 

22) - VORREI CHE FOSSE 

                               

Vorrei che fosse un abbraccio,

intenso tra perfetti sconosciuti.

Vorrei che fosse un modo per sentirsi meno soli.

 

Vorrei fosse un in bocca al lupo,

a chi viaggia su sentieri ai miei paralleli.

 

Vorrei che fosse un’intensa folata di vento,

per chi perso tra i mari non perda speranza.

 

Vorrei fosse una rinfrescante pioggia

che come alla terra arida anche te disseti.

 

Vorrei che queste poche righe,

aiutassero qualcuno, come a me altri hanno fatto.

 

 

23) - MATTINO

                                        

Mi sto avvicinando a Te,

in questo mattino di Luce.

 

Il distacco dalle cose amate

del mondo,

spinge le ali dello spirito

e infiamma il cuore.

 

L'ignoto, antesignano luogo,

assurge a paradisiaco ruolo,

che l'esser mio,

vibrante e inebriato anela.

 

 

24) - SE M’ADDORMENTO

 

Se m’addormento svegliami

se non mi sveglierai troverai al tuo fianco

il cuore freddo: ma tu mi sveglierai.

 

E’ triste questa notte di ansia e di paura

non un grillo canta sotto la luna

anche le cicale tacciono.

 

Sull’albero giovinetto ancora un Usignuolo

tenta il suo canto ma è subito silenzio.

 

La città nuova abitata da spettri robotizzati

è una tomba enorme. Solo un cane

in lontananza e il battito fremente del cuore.

Un Usignuolo tenta il suo canto

ma è subito silenzio.

II respiro non muove una fronda:

una folata di vento vorrei ...

Se m’addormento svegliami non lasciare

che il mio cuore diventi freddo.

 

Basta la mia paura!

 

SCADENZA DELLA VOTAZIONE 30 MAGGIO 2001

SE AVETE RICONOSCIUTO L’AUTORE NON PENSATECI, MA SENTTE LA POESIA E DONATE IL VOTO CHE MERITA (LA POESIA, NON L’AUTORE) GRAZIE INFINITE PER LA COLLABORAZIONE.

UN ABBRACCIO CIRCOLARE RENO