Il valore umano della poesia
nel romanzo di Francesco Grisi

Rileggere un libro dopo tredici anni
È come ritrovare un vecchio amico
che ti aveva lasciato un buon ricordo.

Reno Bromuro

"A futura memoria" è un romanzo che propone indicazioni nella speranza che la cronaca sia soltanto una guida. Ed è proprio questa "speranza che la cronaca sia soltanto una guida" che eleva il romanzo stesso a grande opera di poesia. Sì, perché è la cronaca che si fa poesia. Non certo la filosofia della parte centrale del romanzo dove e palese il processo dissociativo della materia scientifica come creazione artistica che produce effetti; bensì, ripeto, nella semplice cronaca: "Nella vigilanza continua tra il dovere di vivere e la verifica della presenza di un Dio assente… Nel grande dolore che attraversa il mondo (e la droga e le guerre sono solamente strutture.emerse) c'è una grande attesa." Qualcuno ha voluto vedere un indicativo parallelismo nella confluenza di tutto quanto è creazione verso un'unità non solo finale, ma anche di sviluppo. Effettivamente certe zone del suo pensiero, certe snodature del suo mistico desiderio possono autorizzare un parallelismo, ma non sono del tutto d'accordo perché Grisi ha una sua integrale autonomia nella creazione, una sua forma di sviluppo: sua e unica. Grisi agisce e opera in un ambiente di libertà. La sola determinazione e il solo condizionamento gli è dato dalla sua condizione di uomo. Egli sa, è cosciente che la "Città nuova" di Giovanni Michelucci è un'utopia; allora peregrinando con Giovanni, il protagonista, va creandosi una "città vera" con il susseguirsi dei suggerimenti della vita che si concretano poi i nuovi episodi: una città che rifletta la nuova dimensione che la storia, va acquistando. Poiché l'Autore sa che occorre associare progresso e valori umani e non esaltare soltanto il messaggio degli Evangelisti. E qui Giovanni, Mara e Moira formano una triade poetica con una disciplina linguistica più intima ed essenzializzata con l'autore epicentro del motivo: "Nell'orizzonte libero è come un viaggio della fantasia in continenti perduti. Le ferite dolorose si acquistano nella pazienza della contemplazione. Anche le parole hanno come confine il tramonto." Grisi giunge così all'inclusione dell'antropocentrico moderno, eliminando lo squallore di una realtà extraumana che farebbe dirottare la poesia verso plaghe senza senso e consistenza. In questo modo il progresso impegna lo scrittore a persuadere il poeta alla svolta contemplativa, ma di non asservirlo alla conquista della narrativa. Ci sono valori umani nei romanzi di Francesco Grisi, che prevalgono e vanno difesi, e quando mancano la poesia scade, diventa dotta filosofia anche se mai la parola diventa vuota. Il dilagare dell'antispiritualità umilia e svisa i valori poetici. Necessita superare lo stato di dissociazione e di disintegrazione inferiore e accettare il prodigio in atto: "E' l'ora della fantasia" come conquista dell'uomo per l'uomo, in armonia con i valori universali di sempre che sono attività persistenti del carattere individuale del pensiero e dello spirito che illumina. Non a caso Armageddo intona un canto le cui parole: "Noi siamo figli della stella del mattino. Camminiamo su dolci giacigli", stanno a significare, a rilevare quanto affermato. Ma i'autore va oltre, Armageddo non è solo il simbolo del-1'apparente ampliamento dell'area inventiva che "Nella incerta penombra sembra un gigante", perché ogni novità di contenuto sottintende un arricchimento della psicologia che muove l'azione e una dilatazione del pensiero che la governa: "La storia è segreta". Arricchisce la materia senza connesse operazioni, potrebbe risolversi in un impoverimento spirituale, pur sotto la parvenza dell'originalità. Ecco perché, Giovanni, prima di allontanarsi con l'otre, forse, già segnato, si domanda se gli incontri sono già combinati, il perché della guerra, perché della gita sul lago con la ragazza infermiera e, se tutto, compreso la poltrona nel Tevere hanno un collegamento? Sembra che l'invenzione prenda il sopravvento sulla scoperta, invece tutto si traduce in pura poesia. Si traduce in poesia perché è stata trovata nella storia la giustificazione come legge permanente del fare. Parallelamente Grisi combatte i conflitti non reali perché è cosciente che una rivoluzione reale corrisponde ad una pienezza di vita contro una situazione di stasi e di senescenza spirituale. "Nell'incerta penombra sembra un gigante". Questa immagine e solo questa fa dell'inquietudine religiosa nella narrativa di Grisi alta poesia. "E' l'ora della fantasia" dice. L'uomo è specchio del valore universale di cui è portatore e non rimane smarrito (anche se dubbioso) nell'ingranaggio dei valori fatti indipendenti. Questa vita stravolta, ha ancora una realtà? sembra domandarsi Giovanni, vedendo l'ombra gigantesca di Armageddo. Questa realtà ipertrofica ha ancora una vita? A queste domande risponde l'esigenza della vita: "...si allontana con l'otre di pelle". L'ansiosa ricerca di una giustificazione della vita e dell'essere si esprime con eguale intensità sia nella ricerca del tempo perduto (la poltrona nei Tevere), sia nell'attuazione immediata di ogni attimo di vita. Grisi, attraverso la poesia del suo romanzo va alla continua ricerca dell'esistenza di un pensiero universale e sulla possibilità di un.autentico colloquio umano, supera la sdegnosa solitudine che lo condannerebbe al silenzio. Poiché l'esistenza gli appare protesa verso un orizzonte di valori riconoscibili cerca di stabilire una nuova sintesi, nella quale sia definita una nuova gerarchia attraverso la quale Giovanni possa ritrovare il suo equilibrio col mondo. L'Autore nel proposito di conciliare le antinomie umane traccia un cammino inferiore verso una condizione umana individuale e sociale, in cui si possa verificare l'esperienza mistica, anche se tale mistica appare solo un ansioso tentativo di unità affidato alle forze umane e perciò dominato dallo stimolo della ricerca. Con ciò propone, naturalmente, anche un compito umano di nuova umiltà. La lunga e tormentosa indagine sulla condizione umana troppo spesso approdata ad un eversivo nichilismo deve portare ad un decisivo riconoscimento, deve squarciarsi alla luce di una ritrovata consapevolezza. Il romanzo di Francesco Grisi "A FUTURA MEMORIA" non è l'aperta denuncia del dolore umano colpevole perché ha perduto la forza nella speranza e ha creato valori mostruosi, corrompendo le normali regole della vita. Proprio per questo insinua in Giovanni il dubbio che l'assurdo della sorte umana potrebbe essere riscattato dall'uomo stesso. Non con romantiche nostalgie ma col vigore di una presa di coscienza e di una volontà di effettivo recupero spirituale. Il vivere dell'umanità, nella nostra era, è convulso, caotico, in perenne pericolo ecco perché "la morte diventa un fatto familiare".Con questa sola frase, Grisi sviluppa una tesi soggettiva, affermando che la nevrosi esplode nel segreto della coscienza individuale, per la forzata repressione di quella seconda natura dell'uomo che è la religiosità. Per cui "…i viaggi del Papa, i sindacati, le vittime automobilistiche, i premi letterari..." esplodono in una profonda verità della nostra esistenza, segno inequivocabile e confortante di una non perduta umanità. Resta la testimonianza del suo romanzo dal quale "...dalla morte può nascere una speranza rigeneratrice, proprio perché è diventata un fatto familiare". L'universalità della narrazione di Grisi (e basterebbe solo questa pagina) si eleva ad alta umanità poetica. Se il cambiare direzione non basta da sola a garantire la qualità artistica di un gesto espressivo, ciò non impedisce che possa venire assunto come fonte d'ispirazione, ossia come materia d'arte. Questo consiste in ciò che un determinato processo creativo riesce a tradursi nella forma e per larga parte imprevisibili di un'opera d'arte. Il vero poeta non piange davvero ma esprime la sua contemplazione del pianto. Grisi è l'artista che si trova assoluto padrone al punto da plasmare ed usare i contenuti della vita concreta al servizio della sua fantasia creatrice, come farebbe un direttore d'orchestra con i musicisti alla dipendenza della sua bacchetta. A questo punto viene spontaneo pensare a Benedetto Croce e si ritorna a quel famoso pezzo apparso su di una rivista, dal titolo di "LA CROCE E IL CROCE" in cui c'era una franca confessione di fede in senso cristiano. Grisi scava il solco nelle viscere dell'emisfero e si fa guidare dal cammino dei secoli.Il suo è un messaggio per il cuore dell'uomo, stanco di esplorare nei misteri che lo circondano. L'uomo di Grisi è un uomo materiato di dolore, che chiede che gli siano alleviate le pene, rifugiandosi nel vangelo (nello studio del vangelo, cioè) e qui si eleva a poeta diventato ribelle alle consuetudini sociali perché la rivendicazione delle sofferenze umane è ancora da venire. Questo dimostra che la poesia di "A FUTURA MEMORIA" è nelle immagini che prendono forma e si traducono in luce evanescente. Questo perché sente il bisogno di centrare il suo bersaglio come approdo e come traguardo. La figura di Giovanni si sdoppia: una continua a camminare lungo il Tevere, l'altra ritorna fra gli uliveti del suo paese natale; vede i suoi pensieri e la sua immagine si carica di ombre. L'alba lo trova sui gradini ed egli si carica di luce: la manifestazione dei cicli trova nuova ispirazione espressa con semplicità candida. "Pensa a Mara, come un destino segnato." Il ciclo si rinnova ma il fondamento rimane, aderente all'anima. Si nota una nuova libertà di espressione fusa con i valori morali classici e valori spirituali cristiani :"La morte perseguita…" "Nella chiesa del paese si prepara la grande festa per Cristo che risorge con la primavera." Valori morali, cristiani; ma soprattutto direi, poetici. In tal modo si assiste ad una trasfigurazione del reale, del concreto, dello storico in poesia purificatrice quale convinzione storica, come armonia dei valori. A dire il vero vi è progresso nell'ordine dei fatti, progresso nell'ordine dei valori. Il primo si costata, il secondo s'intuisce. E già si rivela che il progresso vale quanto vale il valore di cui vi è progresso. Giovanni valuta la scala dei valori stabilita dal rapporto ai valore assoluto che è, nello stesso tempo, la Realtà assoluta. Infatti, vincolato nel relativo non fa che partecipare all'Assoluto. L'Assoluto in sé, lo trascende. Egli tende verso di lui, essendo come calamitato da lui ed è in questa finitezza, in questa imperfezione aspirata dalla perfezione che Giovanni trova la ragione profonda dei suo esistere. Egli ha valore nella misura in cui attualizza il valore quanto più questo è incarnato in lui. Egli, a mio avviso, rappresenta il bene e l'uomo del bene è colui che liberamente si è dato al bene. Per questo contatto con il valore che si dona a lui ed al quale egli si da, lo fa divenire sempre più uomo. Egli vuole sempre più umanità in sé, ma nello stesso tempo non può non volere l'umanità negli altri. Tutte queste considerazioni si illuminano nella prospettiva cristiana perché la fede non elimina la ragione, ma l'arricchisce. Ciò che produce questa esperienza non è l'elemento razionale, ma è qualcosa di altro, di misterioso. L'esperienza religiosa è indipendente dalla propria volontà: è sentita come dono, è qualcosa di inesprimibile, ma è immediatamente riconosciuta come tale, come qualcosa che si riferisce al senso della sua vita e della sua salvezza. "Che fai?" - gli domanda un sacerdote. "Prego, forse", risponde semplicemente Giovanni. L'uomo comune considera i mutamenti sempre più veloci e manifesta la sua perplessità o ammirazione per i risultati raggiunti. Ma in tutti si osserva il rapido movimento, che produce i risultati. Mara è morta e Giovanni tornato nella sua casa di Roma "è invaso dalla febbre". Cerca una porta per liberarsi : "costituisce un comitato per tradurre i manoscritti che Armageddo gli aveva consegnati. Forse pensa di rintracciare il mistero e di trovarlo nel religioso." A questo punto "La ragione come assoluto si scontra con la grazia del mistero". Di fronte alle forze che minacciano di continuo la pace, si profilano le ragioni più profonde della vita. L'invocazione della giustizia lo porta a ragionare delle sue possibilità nel mondo e a cercare un principio che, in mancanza di ogni altra possibilità di chiarezza assoluta, lo conduca all'azione benefica, alla determinazione del volere buono. Tale principio è l'amore. Se l'uomo non riesce spesso in pratica a scegliere la vera via del giusto, può muoversi invece con sicurezza sulla via dell'amore. Ecco perché Giovanni deve ricercare nella fede dell'amore la propria salvezza e questo è "la traduzione delle lettere degli Evangelisti" per capire. II Vangelo va al di là di qualunque forma di organizzazione economica e sociale, perché è applicabile a tutti gli uomini in qualunque situazione della vita associata. L'amore fraterno è il centro del messaggio cristiano per quanto si riferisce ai rapporti fra gli uomini. Ma, per essere efficace, tale messaggio deve necessariamente essere libero da qualunque compromesso e da qualunque contaminazione con gli interessi e con le passioni mondane; ed ecco la morte di Mara: il principio cristiano dell'amore deve liberarsi da ogni soprastruttura ideologica come da un involucro che gli impedisce di esplicare la propria azione vivificante. L'amore, per chi realmente lo sente, acuisce al massimo il senso di responsabilità verso gli altri. Sono quindi realtà terrestri i rapporti dell'uomo con la natura. Sono realtà terrestri anche i rapporti degli uomini fra loro. Tutte le realtà terrestri devono essere rinnovate in Cristo. Questo costituisce un servizio di valore incalcolabile reso all'umanità: "La vita ci introduce nel deserto dove l'ombra è figlia della luce" così si conclude "A FUTURA MEMORIA" di Francesco Grisi, un libro in cui si inneggia il valore umano della poesia quale religiosità per salire il Calvario e approdare alla salvezza attraverso la ragione. Fino ad ora abbiamo parlato del contenuto del libro, ora facciamone un po' la storia. "A FUTURA MEMORIA" è stato stampato per i tipi della NEWTON COMPTON EDITORI nel marzo dell'86 si è affermato al "PREMIO STREGA" al terzo posto: solo qualche voto lo separa dai secondo. Il riassunto narrativo è semplice: gli Evangelisti Matteo, Marco , Luca e Giovanni hanno tramandato quattro lettere all'Apostolo Filippo, per spiegare ai posteri "a futura memoria", appunto, il segreto del loro narrare la vita di Gesù. Le lettere giungono nelle mani di Armageddo, un santone, che a sua volta le affida a Giovanni, giornalista-corrispondente: il protagonista del romanzo. Ho voluto parlarvi di questo per fugare i dubbi che Giovanni mi aveva inculcato e maggiormente per farvi conoscere il lato più bello del romanzo: il suo valore umano della poesia. Vorrei elencarvi alcune frasi che fanno di questo romanzo un gioiello di poesia e che hanno dato un contributo all'arte poetica per la ricerca della verità: "L'amore somiglia allo slancio del girasole all'alba verso il sole che chiama. E le mani si allungano nelle unghie per la vita emergente che dona abbracci primitivi. Alla fine dell'amore vi è sempre morte. L'amore è sempre un impegno per trovare una vocazione. C'è tra questi viandanti la speranza per una nuova alleanza tra l'uomo e la storia". "La vocazione a vivere" Mi pare innegabile che il linguaggio poetico abbia una particolare relazione, con la verità. Ciò si rivela in primo luogo nel suo non conformarsi in ogni tempo a qualsiasi contenuto, e poi anche nel fatto che quando un tale contenuto assume forma linguistico-poetico riceve per questo una specie di legittimazione. L'arte di Grisi giudica la rivendicazione della sua verità, in un fenomeno elementare del gioco, come essere naturale che condivide l'ammirazione della giustizia-verità. Afferma San Giovanni della Croce che un solo pensiero vale più che tutto l'universo materiale. Ne consegue che l'uomo viene a trovarsi nell'impossibilità di conseguire la sua completa perfezione e la sua piena felicità nel possesso e nel godimento delle cose materiali; questo ci fa comprendere la tragedia in cui si dibatte Giovanni, il protagonista, uomo moderno. Quando dice : "Dio? è Dio!" egli afferma la natura spirituale e immortale dell'anima, elevando poeticamente il valore umano della sua storia che ha già in sé un valore pieno di valore. Questo valore debitamente armonizzato e subordinato costituisce quella via di progresso che lascia l'uomo aperto ad altri valori più alti, più nobili e più autenticamente umani. In questo modo Francesco Crisi riafferma ed illumina il significato di tutti i valori umani, riafferma ed eleva la dignità della persona. Sono valori impegnati e sentiti, vincolati a costruire il mondo umano quale si rivela attraverso azioni e reazioni, relazioni e rapporti. Il mondo umano nel libro di Grisi è un risultato delle valorizzazioni dei personaggi che vanno scrivendo la loro storia giorno per giorno: Giovanni, Mara, la madre di Mara che si è fatta suora, e lo stesso Armageddo. Ne consegue quale risultato ai valori, al loro impegno e il chiaro riferimento alla vita individuale, in cui lo slancio morale sottentra con stati e motivi altamente poetici. L'originalità della poesia di "A FUTURA MEMORIA" sta nell'atto che essa nasce proprio dalla vocazione religiosa e cristiana della storia unita all'impegno di un'ispirazione senza abbandoni. Unita cioè, alla coscienza di quello che avrebbe potuto essere il pericolo più probabile: la narratica. Un pericolo che è stato evitato con tanta accanita ricerca da provocare che la realtà continuasse a vincere il sogno. Una realtà, che non lascia intravedere il soprannaturale, o sottintenderla; che vince i sogni, ma, che altrettanto di loro si alimenta e che è resa poeticamente attraverso un velo di trasparenza. Una realtà amata con disperazione, che non assume mai toni laceranti ma si mantiene piuttosto su un piano di una serenità pagata il prezzo dovuto. La possibilità stessa di essere già un testo, di essere stata scritta, riguarda certamente la storia narrata, giacché parola scritta essa acquista un senso speciale. Il romanzo è veramente molto bello. Io credo che i richiami religiosi espressi poeticamente, non appesantiscono per niente l'ispirazione, perché la rievocazione delle quattro lettere "A futura memoria" è dominata dalla legge della brevità e pervasa da un sincero entusiasmo che sgorga dal cuore invaso da un caldo amore per l'umanità, dall'ammirazione per il narrato e dalla fede nell'avvenire. Meno bello, forse, perché meno opportuno il motivo polemico. Però anche in questo c'è tanta forza e sincerità e se non è poesia è violenta passione. Bellezza e potenza sono i fenomeni consistenti. Leggendo il libro si gode la contemplazione della bellezza e si resta abbagliati dallo spettacolo della potenza ispiratrice.

Reno Bromuro