LA POESIA
DI
MARCELLA BOCCIA
dalle canzoni rap al premio «Castagna dfOro»
e al trionfo con lfaffermazione al

«PREMIO IDEADONNA 2001»

       Ho cominciato ad interessarmi della poesia di Marcella Boccia ascoltando i suoi graph la cui voce, somigliante al pianto interiore di un bambino, raggiunge il sorriso più aperto in un cielo che non conosce grigiore per scrivere a caratteri cubitali

«Come uomo del duemila hai il dovere di pensare, di non chiudere il tuo io

in un ghetto spiritualec», perché mi facevano sentire in compagnia. Poi venne: «Un link verso l'aldilà» e le immagini si fecero più nitide e precise, meno colorate, più asciutte, essenziali. Il suo canto si levava come il grido potente della poesia biblica che annuncia allfuomo la lieta novella della vita eterna e, Marcella Boccia, rinfacci allfuomo codardo, non perché lo sia realmente ma perché lo è diventato, la vita frenetica che vive, che lo ha inserito in quel ritmo scatenato del «correre, correre, correre, senza fermarsi mai, per paura di volare sulle ali della fantasia», ecco perché decide di metterec

 

Un link verso l'aldilà

Ho messo un link al mio Pensiero
fermo in panne nella nebbia
La Lucifera spirale
è appesantita dal sapere
e non dà tregua alla mia lingua
che già rimpiange il tempo che verrà
Volano gli oggetti della casa
in totale assenza di gravità
però gravoso è quel Pensiero
come un ponte verso l'aldilà
Spiriti erranti di mille passanti
le luci giù in strada non hanno magia
L'olfatto è tornato stanotte
ma solo per un istante
a regalarmi l'odore
di nebbia pungente mista a caffè
Gli spiriti amanti
scolpiscono i sogni
sul volto del monte
che s'offre alla Musa
Sul link si posa la mia freccia
come farfalla riposa sul Pensiero
leggero in assenza di gravità
come un ponte verso l'aldilà
Così la spirale che dà luce
crolla al peso del sapere
e non offre tregua al mio sentire
che già rimpiange il tempo che verrà
   

Il ritmo, come si nota, è quello cadenzato della canzonetta, ma in questo caso apre mille finestre allfimmaginazione poetica per affrontare la vera poesia annunciatrice di quel futuro che lfuomo comune non vede e che solo il Poeta avverte e lo annuncia, affinché anche lfuomo comune lo senta, perché fratello eletto: figlio dello stesso padre. E il Poeta Marcella Boccia vede intorno a sé quello che gli altri non vedono: la poesia sa quello che la storia tace. La poesia intuisce e scopre le cagioni che spingono lfuomo a correre e non pensare.

Si afferma che quando Michelangelo ebbe terminato il suo Mosé lo percosse forte gridandogli di parlare, anche ai versi di Marcella Boccia ci sarebbe da dire: «PARLATE» poiché si presentano ai nostri occhi colmi dfimmagini che si sovrappongono come viste da un caleidoscopio. Si direbbe che sono immagini scultoree in un cielo arabescato di colori coperti di parole che parlano, che danzano, che narrano la storia, magari dissacrandola, dote superiore data al VATE per rendere le cose come lo spirito le vuole.  Marcella Boccia, pari al Mosè di Michelangelo non parla, ma racconta la storia del mondo ormai pregno nella sua anima:

Come 

Come Mosè

cammino sull'acqua della divina follia

Come Isaù

ho venduto la primogenitura per andarmene lontano

Come Siddharta

sto meditando di lasciare il palazzo

Come Francesco

parlo agli uccelli insonni

E come Maddalena

mfinnamoro sempre di un nuovo Messia

ogni giorno, ogni ora, ogni attimo

ad ogni battito di cuore

Come una civetta

appollaiata sull'albero sotto la mia finestra

canto l'Amore o canto sciagure

tanto è uguale, non cambia la chiusa

non muta la dipartita

in un volo intergalattico

Il soffitto mi opprime

è sempre più vicino

e l'ombra bianca è fuggita

senza mostrare il suo volto

al mio pallido viso

ed al mio sguardo spaurito

 

       Con il getto dfacqua gelata che scaturisce dagli ultimi versi della lirica, sembra far tacere tutto perché «Come una civetta/ appollaiata sullfalbero sotto la finestrac»  il canto dfamore non cambia la chiusa. Quando il tumulto dei ricordi e degli affetti, permetteranno al Poeta di disegnare e colorire un quadretto di esattezza e di evidenza mirabile, ella potrà osservare e ritrarre ciò che sfugge agli altri osservatori che non hanno il dono della Poesia.

 

Solitudine

 

Sono sola

trascurabile elemento

dell'Amore

universale

E' un pretesto

forse questo

della paura indecente

che ho d'amare

Cosa fare

quando un simile pensiero

senza sosta

mi assale

Ci sto male

è un'inconscia

presunzione

di costringermi a cambiare

Mi consola

la certezza in un mio cinico

contegno fuori luogo

E' naturale

poi mi assale una nostalgia

che mi rende

più normale

Castelli

Le impronte digitali

che le tue mani

sporche di indelebile innocenza

hanno tatuato

sulla creatività

della mia Anima

come geroglifici

testimoni

di primordiali sensazioni

restituiscono alla memoria

effigi di castelli medievali

e sentieri misteriosi

percorsi da cavalieri

in pesanti armature

eterni ricercatori

del santo calice

fonte dellfambita spiritualità

ed origine del tutto

Due brevi giornate

trascorse in compagnia

del tuo sensuale sorriso

e di quellfammaliante sguardo

del colore dei boschi

che abbiamo attraversato

coi pensieri

rivolti al passato

Lfestrema dolcezza

delle tue parole

ha carezzato i miei sensi

riscaldandoli

nei punti di torpore

così da ricordarmi

cosa andassi cercando

per quei deserti luoghi

nel corso del cammino

che Cloto rese irreversibile

A nulla può servire

quellfinespugnabile armatura

da soldatino di latta

contro le insidie

del Fato

che su eterni papiri

mai scritti

incide biografie

a caratteri cubitali

col bulino

della mia insopportabile insonnia

 

Atomi

 

Atomi di idrogeno e ossigeno
si mescolano nel cielo cristallino
Aloni di luce bluastra
indicano la via verso la rinascita
Piccola anima stanca
lentamente prosegue carponi
le gambe pesanti
la voce afona
Rame sul braccio destro
argento sul sinistro
Minuscole orecchie non odono
grandi occhi non vedono
Azzera la memoria il dàimon
quando passa il fascio di elettroni
Abbraccia il mio spirito in pena
riposa nella tempesta i sensi
audace la spinta
veloce la morsa
Rincorre la memoria
si ferma ed è Vita

 

       Il ritmo frenetico, quasi a voler imprimere violentemente fatti recenti e di memoria, le permette di accelerare la visione della gloria (luce bluastra) e non le par vero che la visione stessa sia scomparsa in quella luce per far ritornare la letizia degli antenati là dove: «c la memoria/ si ferma ed è Vita».

Rincorrendo la memoria là dove il canto si ferma e comincia la vita si scopre il mondo che vive e che prima le appariva lontano, come quelle braccia che abbracciano lo spirito in pena;  lì non se n'ode che l'eco - fra le arcate ad abbracciar le tombe. Ma di qui a poco uscirà, direte voi, e ogni malinconia sarà svanita.

No: Marcella Boccia muove lentamente i passi nei meandri della memoria e del tempo e per quanto cerchi di scacciare il pensiero della morte, questo torna a martellare nella sua memoria come le radici che il tempo le ha ramificate nell'anima. Sembrano superati gli ardori dei primi accenni giovanili (vedi «La legge dellfequivalenza», «Evoluzione o creazione», ecc..); sono passati, come quelle nuvolette che passano e non lasciano traccia nemmeno sulle guglie di un tempio.

Arriva, poi «Impronte digitali sulla mia Anima»  e si rivede poeta; ripensa ai suoi ardori; e gli balena alla fantasia la Genesi lasciandole solo un senso di accorata mestizia.

Da una simile situazione Leopardi avrebbe tratto strofe colme di quellfidealismo idilliaco pregno qua e là di una disperata filosofia: Marcella Boccia è di altra tempra, sia come persona sia come poeta. Senza volerlo, ella, camminando sulle impronte digitali della sua anima s'è messa tra la vita e la morte, tra la vita che è ormai lontana e la morte che minaccia da vicina; tra la storia e la vita contemporanea costernata di eccidi (matricidio, fratricidi e patricidi); ma è ciò che più la spinge a ricorrere alla storia per riformare la contemporaneità, mondarla dai frequenti infanticidi (anche se a volte avvengono e non sono di morte fisica, ma psichica e spirituale).

La coscienza del destino dellfuomo contemporaneo la riafferra; ed ella reagisce, riprende il combattimento come può, e fa di tutto per liberarsene. Non è forse, questa, la sorte sua e quella di tutti? Tutto al mondo passa: nessuna meraviglia che siano passati anche Mosé, Isaù, la Maddalena e Francesco, ma questo poco importa perché Ella è ferma lì:

«Come una civetta

appollaiata sull'albero sotto la mia finestra

canto l'Amore o canto sciagure»;

perché crede, di poter riconquistare la sua pace, di lenire i solchi dellfanima, ricoprire le impronte con tutto lfamore di cui è capace per rivedere lfuomo nella bellezza integra della sua creazione, imprimere i piedi nelle orme, lasciate dal suo grande amore, sullfanima sua.

Ella si caccia in mezzo alla folla, con la certezza che, guardando nel viso degli altri e leggendo sulla faccia di tutti la stessa preoccupazione, lo stesso affanno, riesca a ritrovare la forza di riprendere il cammino, ad affogare la propria angoscia nel comune destino.

La visione succede alla visione e l'effetto generale è prodotto dall'intensità delle rappresentazioni particolari che si riassociano e risuonano nella coscienza, più assai di quel che la Poeta abbia coordinate in una vera rappresentazione.

Sotto questo aspetto potremmo avvicinare la sua arte all'impressionismo; proprio perché la Poesia di Marcella Boccia non sciupa bellezze pur se lfArte chfElla ci propone è così robusta e asciutta.

Per concludere, la poesia di Marcella Boccia è impressionista come la poesia di Saffo e di Leopardi. Nei suoi momenti più felici è completamente senza residuo negli aspetti delle cose, e nei confronti della storia, mentre gli impressionisti della ricerca e della affermazione empirica delle cose, fanno un preteso sostituto alla povertà creatrice del loro temperamento.

Lo sforzo immediato di quest'arte è, senza dubbio, il conseguimento della maggiore intensità e verità possibile in ogni visione particolare, e nella volontà di raggiungere la verità è la causa di quel che appare saltante e sconnesso, che si presenta differente, dalla amplificazione verbale di questfultima raccolta «Impronte digitali sulla mia Anima» . 

Ma i motivi che entrano a uno a uno nella coscienza, come impressioni spogliate di ogni velleità lirica, creano la loro lirica, perché sono consanguinei, e possono l'un l'altro riflettere nelle proprie sfaccettature la loro luce, ecco perché si ha, una lirica fatta di lampeggiamenti e di risonanze e di echi, di analogie profonde che risaltano e per virtù di musicalità che si intrecciano, più che per virtù di visioni espresse; lirica della quale una strofa è come l'aspetto di una campagna sotto il fiato opaco di una nube, e l'altra strofa come l'aspetto di questa stessa campagna quando il sole ha lacerato la cortina.

«E' una lenta Via Crucis
il cammino sulla terra
Quante stazioni insanguinate
da regali corone di spine
Quante Madonne ad attenderci
con le mani giunte in preghiera
Pietre miliari eterne compagne
indicano la strada che manca al traguardo
Covoni di paglia in umide stalle
accolgono membra di stanchi viandanti
(c)

La gente si uccide
nel nome di Dio
e nel nome del Padre
si uccide suo figlio
Un chiodo nel cuore
Una spada nell'Anima»

Reno Bromuro