ARTISTI ALLA RIBALTA

VIVIANA NOCE

"Il poeta non è, nient'altro che la sua poesia: affermazione non paradossale se si considera che anche il filosofo non è altro che la sua filosofia" (B. Croce: "Storia della poesia e personalità del poeta") e la personalità del poeta è sempre un mistero che avvolge il mondo, che crea la Bellezza, elude le leggi della morte, aspira all'eternità, illude l'uomo sempre con "l'armonia l'incantesimo della parola". Da qui la prima delle illusioni, vista subito nella dimensione consolatrice, rasserenatrice ed eternatrice; la più grande delle illusioni, di quelle che non fanno superare alla nostra i dolori della vita, ma quasi lo compensano, del destino di essere condannato: "serva perpetua ai prestigi dell'opinione e alla clava della forza", spingendola a dimenticare che la vita fugge affannosa e che le tenebre della morte vi si addensano intorno". Così delineata la poetica di Viviana Noce, come si potrà agevolmente vedere, è chiaramente realistico - fantasiosa, quasi neoclassica. Il lettore avrà modo e cura di effettuare delle ricognizioni nella poesia nociana, per rendersi conto se si tratta d'affermazioni astratte e gratuite che non trovano riscontro nella realtà ed avrà invece modo di rilevare come tale concezione è ben presente perfino in "Odo il canto degli Uccelli", e nel racconto "Al Night Long". Ovviamente non si deve sottovalutare la componente che, conduce al nulla eterno, in una visione romantica che però respinge il facile ottimismo per immergersi in una visione esistenziale di dolore e di noia. E qui deve soccorrere la presenza del carattere e del temperamento del poeta, con le sue debolezze e generosità, l'impressionabilità e la sobrietà, l'umanità e la prodigalità, la mestizia e la solitudine, il vigore dell'animo e la costante aspirazione all'azione. E lo scrivere la salva dalla noia e la spinge a crearsi, in mancanza del certo sopramondo cristiano, il mitico e fantastico paradiso delle illusioni, senza le quali sentirebbe la vita com'è dolore. Tali atteggiamenti, mettono in evidenza l'origine della sua nascita. Mi sovviene "Sardegna" di Vincenzo Cardarelli "ma dimmi tu qual nome, se non Roma,/ fa lampeggiare l'occhio/ del tuo pastore:// e mi riporta il sospiro continuo per la sua terra e comunque per un amore che non riesce a placare le ansie del cuore. ODO IL CANTO DEGLI UCCELLI Odo il canto degli uccelli che figurano la danza della vita di fronte ai miei occhi lucidi e quieti... riesco a scorgere la bellezza del vento che mi racconta delle lunghe notti, trascorse a parlare con la luna. Chiudo gli occhi senza pensare: i pensieri mi riempiono la mente senza che me ne accorga. la mia vita è il ticchettare dell'orologio, che segna i battiti del cuore... ... è l'anima, sempre attenta e mai assopita, che ricerca quel calore quando non c'è ... è un passo in più ogni giorno, con la voglia di amare che non scompare mai... E' la mia vita che vuole continuare... Ecco che mentre leggi senti espandersi nell'aria il "Notturno n°1" di Chopin, ma nei versi non vi è la stessa tristezza struggente, bensì una serena attesa che scaturisce dai versi piani, infatti non vi è mordente frettoloso ma rilassamento sereno che ti conduce per mano verso il sogno alla ricerca dell'amore "che non scompare mai" dalla sua vita perché vuole continuare. Non vi è retorica, non c'è niente di meno e niente di più: tutto è misurato e pianificato secondo la scuotere dei sentimenti che l'animano. SENTO, SCRIVO AGILE E SILENZIOSA Sento, scrivo agile e silenziosa. Ancora percepisco, vogliosa, il respiro della voglia di vento, che mi libera da ogni peso. Penso, leggo, medito in sensazioni indescrivibili, invisibili, impalpabili, autoeliminandomi autoanalizzandomi autoliberandomi. Sciogliendo le catene del tempo, scindendomi in attimi di solitudine, eccitandomi in orgasmica passione. Toccando il Sole, scottandomi, sciogliendo i vestiti, i tendini, le ossa, i nervi rimanendo... semplice anima pulsante. Come è diverso il ritmo di questa poesia, come si nota, perché zampilla come acqua da fonte verginale il martellare costante delle sensazioni che danno l'impulso alla vita. I versi, qui, sembrano tagliati con l'accetta per dare viva la sensazione del martellare inclemente della passione corrisposta dal Sole che lascia il segno del suo passaggio sulla pelle. L'incisività dei versi ricorda la forza, la plasticità colorica delle figure cavaraggesche. I chiaroscuri rimbalzano come farebbe il battito di un cuore accelerato, o se preferite il martellare del fabbro ferraio sull'incudine quando sottomette il ferro rovente al suo volere: autoeliminandomi/ autoanalizzandomi/ autoliberandomi//; oppure con più profondità di sentimento canta: "sciogliendo i vestiti,/ i tendini,/ le ossa,/ i nervi/ rimanendo.../ semplice anima pulsante". . AVREI CHIESTO ALLA VITA Avrei chiesto alla vita ...un battito d'ali per raggiungere la libertà - ciò che l'anima chiede - per sentirsi viva. Ogni giorno sboccia un fiore è come la vita che si rinnova che chiede di rinascere... Per questo so che non avrei chiesto di più... solo ciò che sono. Ho scelto momenti diversi, per dipingere il mio ritratto d'artista di Viviana Noce, proprio per renderlo più chiaro e completo. In questa poesia quanta amarezza! Il mondo attuale la sconcerta certamente e vorrebbe che la vita le desse la possibilità di possedere un paio d'ali "per raggiungere la libertà"; cioè liberarsi dall'angoscia delle brutture vissute in questo periodo caotico di fine secolo-millennio. Avrebbe preferito diventare fiore, che rinasce e si rinnova, pur di vedere gli uomini camminare mano nella mano per sentirsi quella che è. UN CORO DI ANGELI Cori di angeli si perdono nella notte, in una dolce-malinconica armonia fatta di cieli stellati e meteore cadenti. Tutto tace e si trasforma in figure evanescenti, animate da uno spirito danzante, leggiadre e soavi nella loro inesistente consistenza. Ogni elemento diventa parte di quell'armonia, di un'eternità. La danza frenetica che non smette, ma cresce nella sua Essenza, fino a che ogni singolo elemento si senta parte di un'eternità. Eternità che si ripete ogni notte, sempre più magica, sempre più splendente. Siamo ritornati alla serenità iniziale, anche se il ritmo è cambiato: non è triste ma sereno, ma quasi, richiamando Bach, sembra voglia sciogliersi in un Gloria alla Natura, diventando anch'essa parte integrante della natura stessa. "Ogni elemento diventa parte/ di quell'armonia…// * * * * * ALL NIGHT LONG racconto ...sentivo che quella notte sarebbe successo qualcosa di strano... doveva essere così... non facevo altro che svegliarmi, guardavo l'orologio ed era sempre la stessa storia... fuori solo... la notte, sempre più buia ed una calma surreale, che sembrava impossibile che dovesse non avere mai fine. Eppure faceva caldo... mi scoprivo in preda ad un'insofferenza che non avevo mai provato prima... decisi di avvicinarmi alla finestra ma avvertii subito l'umidità che proveniva dal mare... e una sensazione di tranquillità mi pervase l'animo, facendomi dimenticare ogni cosa. Rimasi immobile a fissare la luna che illuminava il tratto di mare di fronte a me per non so quanto tempo, dimenticandomi anche del freddo, finché non decisi di scendere in spiaggia, a perdermi in quel silenzio senza tempo, in cui tutto sembrava compenetrarsi di un'infinita beltà, nell'emozione di essere, comunque, parte di tutto o tutto di una parte, la più piccola ma perfetta, dimensione umana della vita che stavo cercando, con tutte le mie forze. In quel preciso istante, sentii di aver dimenticato tutto quello che non aveva fatto altro che contribuire a chiudermi in me stessa fino a quel momento: ogni pensiero sembrava scomparso, volatilizzato in mezzo alle nuvole che così velocemente correvano via, spostate dal vento, che era l'unico a sapere dove andare e dove condurle... e loro si lasciavano tranquillamente trasportare dove voleva... le guardavo andar via e quasi volevo essere al posto loro, perché sapevano quale fosse la loro destinazione, per quale motivo stessero così in alto, completamente evanescenti ed irraggiungibili... io invece potevo solo farmi cullare dal vento, che evidentemente non era ancora quello che cercavo per crearmi un'esistenza. Ma non volevo farmi prendere da tristezze... desideravo soltanto godermi quell'atmosfera paradisiaca, che mi aveva fatto scordare ogni più remota insicurezza, per sentirmi finalmente libera di vivere secondo quello che sentivo essere il mio modo di conformarmi a quest'insieme di creature inesistenti che però, in qualche modo, riuscivo a scorgere intorno a me... Mi sembrava di vivere un sogno, da cui avevo paura di risvegliarmi, per ritrovarmi poi nella più grigia delle giornate nere, in cui non trovavo mai meta, mai pace per i miei tormenti, mai ristoro per la mia mente affamata di risposte... ma la paura che tutto finisse e mi portasse ad annegare sempre più nelle mie buie sofferenze, mi fece chiudere gli occhi ed addormentare. ... per poi rendermi conto che al mio risveglio, non sarebbe cambiato niente. La cosa più strana era che avevo la sensazione che il tempo si fosse fermato, nonostante le ore fossero volate via... perché quando aprii gli occhi, credendo di vedere il sole, tutto era rimasto inalterato... sollevai lo sguardo al cielo e la luna era ancora lì, a sorridermi e a farmi l'occhiolino tra una nuvola e l'altra che sembravano farle il solletico... e quella brezza così piacevolmente fresca aveva continuato a farmi compagnia durante il riposo... l'unico pensiero che rasserenò l'animo fu che evidentemente dovessi essermi appisolata soltanto per qualche ora, ma quando guardai l'orologio mi resi conto che non era così... infatti avevo recuperato tutto quel sonno che avevo precedentemente perso. ...continuavo ad essere incredula, completamente incapace di capire cosa mi stesse succedendo ma nonostante tutto non avevo paura. Anzi, dentro di me speravo che la notte non finisse mai, perché forse avevo trovato la mia vera dimensione... ...probabilmente avrei finalmente trovato il coraggio di vivere in modo totalmente sincero e spontaneo tutti quei sentimenti che avevo sempre cercato di nascondere e reprimere dentro di me... avevo solo bisogno di... rincominciare a vivere. ...ancora incredula iniziai a pensare al perché di tutto questo... se potesse avere un senso, per quale motivo stessi vivendo una sensazione così magica, avvolta nel mistero di un tempo che non esisteva più, di una dimensione che non era più la mia... ma forse era proprio quello che cercavo, la mia vera vita... era stato un modo per farmi capire che tutto quello che volevo era lì, a portata di mano e dovevo solo decidere se lo volessi veramente o invece continuare a vivere come avevo sempre fatto, lasciandomi trascinare da idee che non erano le mie, da sentimenti che facevo finta di accettare ed al pensiero dei quali, arrossivo dalla timidezza... finché non sono caduta nel baratro più profondo quando ho capito che non ero niente di tutto ciò e che dovevo imparare a leggermi dentro per capire cosa veramente volevo che la mia vita diventasse... ...e tutte le volte che mi sembrava che le angosce, le mie solite ansie sopravvenissero a quel lavoro che ancora dovevo fare dentro di me... sapevo che uscendo dal guscio, avrei trovato la vera vita, quella in cui non dovevo aver paura di me stessa, di quello che pensavo, perché avrei trovato la risposta ai miei quesiti nella semplicità della magnificenza naturale dell'uomo... ...ad un tratto non riuscii a capire perché fossi scappata da tutto questo così a lungo, perché avessi sempre cercato di essere qualcos'altro di diverso da me stessa. Perché dovessi continuamente e disperatamente rifuggire da ogni cosa che sapevo di voler fare, alla ricerca di qualcosa che neanche io sapevo cosa e dove fosse, mentre dovevo soltanto cercare dentro di me la forza di reagire all'apatia, all'autodistruzione e a quella voglia di fuggire, senza neanche sapere perché. ...ma ogni volta mi sembrava lo stesso... per quanto tempo avevo cercato di farlo, senza riuscirne mai fuori completamente, quante volte mi ero guardata dentro senza trovare una reale risposta ai miei quesiti, alle mie ansie... ormai credevo di non riuscirci più, credevo che non sarei stata più capace di essere me stessa, di avere normali relazioni con gli altri, di crearmi una mia vita... ...per troppo tempo non avevo fatto che prendermi in giro, facendo credere di essere una persona assolutamente normale, gioviale, aperta e spontanea che non avesse paura di niente, mentre vivevo coperta da maschere che non mi rappresentavano e facevo soltanto il gioco che gli altri si aspettavano da me... ...mentre scoprii pian piano di avere solo paura di me stessa, di quello che ero veramente... ...giorno dopo giorno sapevo che dovevo lasciare tutto quello che ero stata fino allora per rincominciare daccapo, come se stessi nascendo ancora una volta, ma nonostante lo volessi ciecamente, non facevo altro che ricascarci. Sembrava fosse più forte di me... ogni volta mi lasciavo travolgere da qualcosa di cui non facevo parte, forse solo per sentirmi, almeno esteriormente, meno diversa... ma questo non sminuiva la mia voglia e la mia disperata ricerca di relazioni umane e mi spingeva ad assumere "false identità". Finché non fu normale per me subire la crisi di chi non sa più riconoscersi e capire chi realmente sia...credevo inizialmente che, trovata la via, sarebbe stato facile, invece non era assolutamente così. ...dopo un periodo di contentezza, dove l'euforia della novità mi aveva allontanato da ogni possibile incertezza, mi sentii nuovamente crollare il mondo addosso, come se tutto quello che avessi fatto fino allora non significasse niente, come se non avessi concluso nulla e mi ritrovassi, ancora una volta, sola con le mie ansie, le mie paure, le mie indecisioni senza risposta... ...ma perché dovevo continuare a vivere, senza trovare un valido motivo per farlo, per continuare a lottare e fingere di essere felice, se poi non lo ero? Non é facile uscire da situazioni simili, l'ho sempre saputo, ma forse allora credevo di aver risolto tutto... ...e la luna, che fine aveva fatto? Era sempre lì, a dirmi che dovevo fare qualcosa per ritrovare una ragione per vivere. Quello che volevo era soltanto accorgermi di quale strada dovessi seguire per capire cosa volessi essere, cosa volessi vivere. ...c'era una strana musicalità nelle atmosfere che respiravo, come un vento forte e rassicurante che proveniva da chissà quale pianeta irraggiungibile. Sapevo soltanto che amavo particolarmente lasciarmi cullare da quella brezza avvolgente, che mi faceva scordare ogni cosa e speravo che, lasciandomi andare, avrei scoperto, finalmente, cosa andavo cercando. ...nonostante fosse notte fonda, o quella che sembrava notte, vidi una luce così intensa disseminarsi tutt'intorno, quasi come se ci fosse un'alba nella notte, un sole improvviso che mandasse solo i suoi raggi, senza farsi vedere. Mi faceva un po' impressione, una luce così violenta che sembrava mi volesse illuminare per forza, quando io avrei voluto essere così piccola da sparire. Completamente immersa nei miei pensieri, non mi accorsi di un'ombra che era passata dietro la mia schiena. Lì per lì pensai soltanto ad una folata di vento più intensa e ad occhi chiusi non mi resi conto che una presenza, quasi impalpabile, si era portata alle mie spalle. Mi lasciavo cullare dalla situazione, ignara di tutto e coccolata dall'atmosfera surreale che stavo vivendo... ma quell'ombra poteva parlare, toccarmi e respirare... esisteva... tanto che mi sussurrò un lievissimo saluto che mi sconvolse, perché quando mi voltai non vidi nessuno, ma quella voce così affascinante non m'incuteva nessuna soggezione, anzi, pareva essere totalmente parte di ciò che c'era attorno. Leggendo la mia espressione spaventata ed incredula, fece di tutto per tranquillizzarmi, assicurandomi di essere il mio spirito-guida e che mi sarebbe stato accanto, se lo avessi voluto. La cosa m'incuriosiva molto e mi affascinava a tal punto da sapere di voler stare al gioco, quindi mi abbandonai completamente a quella strana magia che stavo vivendo, anche perché volevo vedere come fosse fatto colui che si definiva il mio "spirito-guida". Dopo un paio di minuti mi apparve di fronte e rimasi assolutamente sconcertata dal fascino che incuteva su di me, quasi misto a soggezione: aveva un viso dolcissimo e molto rassicurante, così giovanile e quasi da ragazzino, ma i suoi occhi emanavano quella sicurezza e quella saggezza che potevano essergli congeniali. Ero rimasta soprattutto colpita dai suoi occhi, quello sguardo così intenso che, nonostante la cupezza del colore, lasciava soavemente trasparire la limpidezza e la bellezza del suo animo. ...aveva colto la mia incredulità e notando in me un certo timore, misto a curiosità, mi strinse dolcemente le spalle, sorridendomi in modo così intenso da lasciarmi senza fiato: nonostante le sue parole, non ero riuscita ancora a farmi trasportare dalla situazione e colui che mi si appariva, mi fece capire, come se tra noi ci fosse completa libertà di espressione, che mi avrebbe aiutata solo se avesse incontrato il mio consenso, diversamente sarebbe sparito per sempre e che non intendeva assolutamente incutermi soggezione. ...mi lasciava senza parole il fatto che solo io potessi vederlo, sentirlo, toccarlo, proprio perché faceva parte della mia dimensione reale, quella che stava cercando di farmi vivere, facendo di noi una cosa sola, senza limiti di espressione, senza incomprensioni, senza dubbi e sin dall'inizio ci fu totale e completa sovrapposizione e sintonia nei gesti, nei pensieri e nelle parole. Per me era come vivere in un sogno, un sogno che era la mia realtà e dove, pian piano, stavo ritrovando me stessa. ...più quello che pareva tempo scorreva velocemente e più mi sembrava di conoscere da tempo quell' "angelo incantatore"... mi pareva di aver visto quegli oscuri e profondi occhi chissà quanti miliardi di altre volte, nascosti tra mille facce, che vigilavano dentro di me in chissà quale remoto angolo del mio piccolo Universo interno, ma non vi avevo mai prestato attenzione alcuna. Più lo guardavo e stavo con lui, più tutto mi sembrava surreale... continuavo a vivere in quell'eterna atmosfera da sogno, anche se lui mi rammentava sovente che era la mia realtà ed in quella dovevo vivere... era strano ma stupendo pensare che ci conoscessimo così bene, senza sapere i nostri nomi... ...in quei momenti, che non lo erano mai, niente sembrava avesse tempo, età, cognizione... le cose accadevano quando dovevano accadere ed io non facevo altro che accondiscendere a ché tutto ciò continuasse ad essere, solo e semplicemente, la mia vita, perché ero felice di viverla, per una volta... avevo scordato tutte quelle forme di auto-depressione che non facevano altro che sconvolgere il mio stato emotivo, forse perché mi tenevo sempre occupata a fare qualunque cosa ci potesse maggiormente compenetrare in quel piacevolissimo limbo dove stavo vivendo, sensazioni, emozioni, luoghi che comunque, se pur inconsciamente, facevano già parte di me... ...avevo la sensazione di essere una persona diversa, che le mie ansie, le mie indecisioni, le mie preoccupazioni scomparissero e... quando mi risvegliavo dalle lunghe passeggiate fatte assieme, a parlare di tutto quello che ci passasse per la mente, lui c'era sempre e sapevo che oramai, eravamo diventati inseparabili, perché ero io a volerlo e lui era lì per me... Conobbi così tante cose che lo riguardavano... era un tipo molto timido e riservato, che non legava facilmente con gli altri, ma che era capace di aprirsi totalmente quando trovava la persona giusta... amava molto la musica ed uscire con gli amici nel tempo libero... leggeva, scriveva, componeva canzoni... sembrava che tutto questo fosse fatto apposta, eppure era insito nel suo carattere, nel suo modo di essere, di fare... non amava molto parlare di sé, anche lui aveva avuto dei problemi ma era riuscito a superarli con la sua forza di volontà e con l'aiuto delle persone che gli stavano accanto... aveva avuto tante piccole storie, alcune amare, altre molto belle, ma in lui non c'era ancora la viva certezza e sicurezza del suo futuro... la cosa mi sconcertò molto, non mi aspettavo niente di simile da lui, eppure era capace di commuovermi, con la sua semplicità, la sua riservatezza, le sue poche parole, ma che miravano diritte al mio cuore. ...non so come, né perché, ma c'era stata subito un'intesa perfetta tra noi, sembrava che sapessimo tutto l'uno dell'altra sin dalla prima volta e non c'era mai stata paura di dirsi qualcosa, timore di ferirsi l'un l'altro perché sapevamo già cosa stessimo pensando... e la cosa che mi aveva colpito di più era che avevamo fatto le stesse esperienze, condividevamo le emozioni più similari e le medesime stime nei confronti della vita e nella sua apparente forza d'animo, che era un misto di dolcezza, comprensione e dedizione, nascondeva quella timidezza e quell'insicurezza che leggevo nei suoi occhi... ...talvolta sembrava che dovessi essere io ad aiutare lui, ma sapevo bene che... era comunque la vita, quella che doveva per forza essere e che continuava, dentro di me, a voler esistere. ...era stupendo passeggiare, mano nella mano, anche senza dirsi niente... perché sapevo già cosa stesse pensando, cosa balenasse nella sua mente e quale significato avessero i suoi abbracci improvvisi... ma la sensazione di vivere in un'eterna notte, fatta di sentimenti veloci che scorrevano come il vento, di piccole e tenere carezze senza apparente significato, di sguardi e sorrisi, non volevo che finisse mai e non sarebbe finita, se non l'avessi voluto ed io non lo volevo... ...ed anche quando mi portava in giro, nei momenti in cui facevamo qualcosa di diverso e ci dedicavamo alle nostre passioni comuni, non smettevamo mai di scambiarci opinioni, di chiarire sempre di più quello che stava diventando un rapporto importante, che mi stava facendo riacquistare, a poco a poco, la fiducia in me stessa... ...avevo quasi paura che questo "incantesimo" finisse, ma sapevo che non sarebbe stato così perché mi sarebbe stato accanto per tutto il tempo che io avessi voluto ed io volevo che continuasse, ad essere, come lo era sempre stato, il mio "spirito-guida". ...ogni istante che passavamo insieme, che non era mai tempo reale, mi faceva capire che doveva esserci qualcosa di sublime nel nostro rapporto... perché... non mi ero mai innamorata prima... e avevo quasi paura di ammetterlo... ed ero così confusa da non riuscire a capirlo fino in fondo... ma non potevo non essere emozionata quando lo vedevo, quando scrutavo quei suoi occhi, che non mi avevano mai detto niente, ma al contempo significavano tutto... sapevo soltanto che se fosse stato un sogno, non avrei mai voluto risvegliarmi... ...non saprò mai se fosse stato un dono dal cielo, ma sicuramente lo ritrovai accanto a me quando mi risvegliai... quel giorno. CONCLUSIONI Dall'esempio delle poesie e del racconto, come abbiamo notato, risalta e si materializza una solida realtà, fuori del tentativo piuttosto ingenuo di conciliare la volontà dell'IO creativo e la razionalità del SE'. Viviana Noce lascia intuire l'esistenza di un mondo privo di contorni precisi e di dati certi, di una realtà non dimostrabile ma non per questo meno valida: le certezze e i valori assoluti non reggono davanti all'imponderabile, al senso del mistero, alle ansie, ai brividi dell'ignoto e al capogiro che l'uomo prova affacciandosi agli abissi inesplorati dell'inconscio, in questo mondo dove le barbarie sono ad ogni angolo di strada. La situazione che porta a spiegare il fenomeno artistico di Viviana Noce è molto più complesso di quanto non appaia a prima vista e probabilmente sarebbe giusto sostenere l'opportunità di operare una distinzione dagli atteggiamenti delle poesie con quelli del racconto, che partono non solo dalla crisi spirituale, ma si rifugia nel naturalismo per una più vasta visione che coinvolge nel suo complesso sia la propria esistenza sia quella di tutti gli uomini. Quindi la sua fuga nel naturalismo è una certezza di trovare ciò che cerca e viverla intensamente. La crisi che appare e scompare è la più ricorrente in tutte queste ipotesi che varrebbe la pena di verificare. Ed è, quindi, più che mai conveniente soffermarsi preliminarmente a sondare lo stato d'animo di quest'Artista sarda che racchiude in sé i pregi dell'isola che le ha dato i natali, e le incertezze davanti alle quali si trova turbata per lo stesso sbandamento spirituale, ma anche in preda a nuove tensioni che vorrebbero portarla fuori dalle incertezze e dai dubbi. Proprio tale esigenza crea l'ansia inappagata della verità, un desiderio e una ricerca che, per il momento, rimangono irrisolti e che, per fortuna, non aggravano lo stato di dolore e inquietudine in cui trova a dibattersi, frastornata dall'angoscia del caos, sia artistico sia del vivere: avverte i limiti della vita, tenta di reagire chiudendosi in una disperata solitudine. La crisi spirituale diventa più rischiosa se si pensa alla mancanza di equilibrio che incrina le coscienze, favorendo uno stato d'animo estremamente provvisorio e incerto sul quale incombe il senso del mistero dell'universo. E sono proprio i Poeti che anticipano e sottolineano le frontiere per una nuova poesia, più attinente alla telematica che alla carta stampata, intuiscono con le loro illuminazioni e folgorazioni improvvise una realtà diversa sotto quella usuale e consunta delle apparenze, oscillano tra lucidità, intimismo e surreale, riconoscendosi nell'uomo solo e nell'uomo doppio di Baudelaire e nel rapporto interattivo quanto misterioso tra l'uomo e le cose oppure tra l'uomo e i suoi stati d'animo. La poesia in Internet diventa intuizione e il poeta interpreta la realtà sul filo della vertigine, della sofferenza, della pazzia e dell'estasi, mentre la parola si assottiglia e diventa magia nel ritmo del verso, senza più preoccuparsi dell'estenuazione nella perfezione della forma.

Reno Bromuro