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concetto dell'idea espresso in segni Qualche tempo fa, il Corriere della Sera, bandì un concorso per formulare una "scala di valori artistici e di popolarità" dei pittori italiani, fornendo al lettore un centinaio di nomi, senza peraltro dare un profilo tecnico e artistico di questi; Mimmo Paladino fu nominato uno dei dieci artisti più grandi e popolari. Mimmo Paladino è nato a Paduli (Benevento) sotto il segno del Sagittario e, come tutti i sagittari, è ossessionato dal raggiungimento della perfezione artistica. Questo, e non altro, se non la genialità congenita, ha permesso che in pochissimo tempo, meno di vent'anni, egli raggiungesse la celebrità mondiale. Nel 1965, quando frequenta ancora il Liceo Artistico di Benevento, espone per la prima volta in una collettiva al Circolo Culturale Beneventano. Tre anni dopo lascia il Liceo Artistico. Nel 1969 allestisce la sua prima esposizione personale a Caserta. Subito sembra rallentare il proprio lavoro, tanto è vero che fino al 1976 non farà che ricercare quella perfezione artistica ed estetica al fine di raggiungere il "discorso concettuale nel segno". Nel '76, una volta chiariti i propri obiettivi, vengono allestite due "personale", alla Galleria nuovi strumenti di Brescia e alla Galleria d'Arte Duemila di Bologna. Da allora non si è più fermato. Le personali espositive si susseguono a ritmo vertiginoso, da un capo all'altro del mondo, fino ad avere nel 1992 (forse ciò che non è accaduto a nessun pittore, in vita), l'Esposizione di 333 opere alla Galleria Civica d'Arte Contemporanea, voluta dalla Provincia e dal Comune di Trento. Nello stesso anno, il Comune di Paduli gli offre le chiavi del Paese in segno di ossequio e di ammirazione. Lo stesso Comune che ha ignorato il primo figlio, negandogli anche un busto o l'intestazione di una strada (Benevento l'ha fatto), il quale ha portato la gloria di quella terra nel mondo con i suoi 250 volumi critici alle opere latine e la più completa Storia della Letteratura latina che sia stata mai scritta (riconoscimento espresso anche da Ettore Paratore):Enzo V. Marmorale. Ma Marmorale è stato uno studioso, uno storico... Paladino ha avuto la fortuna di vivere nel periodo del meccanicismo e della scienza, l'umanesimo è stato in qualche modo accantonato (anche il Ministro della Pubblica Istruzione l'ha fatto) per dare l'evoluzione subitanea a tutto ciò che può stupire l'uomo e, Mimmo Paladino, non solo stupisce con il suo Segno concettuale su carta, su tela e su legno, ma scuote lo spirito fino a quella riflessione che l'uomo contemporaneo ha smarrito. Eccolo il Dono di Paladino: dare all'uomo di oggi, figlio del meccanicismo e dell'ottundimento televisivo, quella riflessione di cui ha tanto bisogno. La sua Arte, i suoi colori, a volte violenti, a volte teneri come un alba radiosa, da allo spirito un gran senso di sollievo. Stiamo pensando a quel Luogo del rifugio, del 1986, in possesso di un collezionista privato di Bolzano, un olio su cartone di 60 cm. per 50. Il predominio del giallo delle pareti illumina solo la fronte dell'uomo quasi a significare il sopravvento del pensiero (concetto), dell'idea, sulle ricchezze materiali. Lo stesso è espresso più chiaramente in "Stromboli II", "Città degli dei" e "Stromboli I""Ornamentum" (entrambi del 1987). Dice Konrad Oberbuber delle opere del 1987: "Le figure sono ancora più contratte e chiuse in se stesse (...) acquistano uno spessore scultoreo". Non siamo d'accordo con Oberbuber perché, è vero che le figure assumono spessore scultoreo, ma è anche vero che esse ci portano alla riflessione, sulla nostra esistenza, senza tumulti, ma tanta, tanta serenità di spirito. Alberto Buzzòli |