LETTERA A CINQUE GIOVANI POETI
di Reno Bromuro

 

Cinque poeti si incontrano, giuria di un premio letterario, uno dei cinque lancia l'idea di pubblicare un'antologia;la proposta viene accettata, condivisa, realizzata. Con quarantamila lire a testa si stampa il libro. Ma sono tanti e tali i libri che vengono immessi sul mercato, che il giorno non dovrebbe essere più di ventiquattr'ore, il mese di trenta e l'anno di trecentosessantacinque giorni per poter di mostrare, almeno a te stesso, di essere al passo con la nascita di nuove forze nel campo letterario: non ce la fai. Ti sfugge sempre qualcosa o qualcuno. Non si riesce mai a sapere delle novità di tutti. Chi riesce è fortunato. Noi, costretti, e spesso, a "chinare il capo sotto un riflettore spento", spinti dalla necessità di sopravvivere, non ci riusciamo. Ecco perché dopo tanto tempo veniamo a conoscenza di un libro che definiremmo "PIRATA" per la semplice ragione che non è né datato, né porta il nome della tipografia che l'ha stampato.

Ho usato il nome "pirata" quale sinonimo di coraggio, in senso elogiativo, anche se peccaminoso, perché il contenuto è senza tempo?

Prima di continuare è necessario che spenda due parole (la mia rabbia) nei confronti di chi permette il manifestarsi di certi fenomeni. E' ingiusto che talenti di siffatta portata: vincitori di premi prestigiosi, fino ad avere il riconoscimento più ambito, per qualcuno, quello della "Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri", ricorrano a sotterfugi così degradanti per l'arte e per sé stessi; ma esaltanti sotto l'aspetto umano perché si tratta di artisti coscienti del proprio valore.

Se non avessi voluto con tutte le mie forze la decima edizione della "Talentiade - Olimpiade di Talenti -" non avrei mai saputo di non essere solo a combattere la battaglia contro un Racket dell'arte che opera palesemente, senza timore, mettendo in crisi la cultura italiana. Ciò mi esalta e mi avvilisce, nello stesso tempo, poiché si combatte la stessa guerra, ma in battaglie separate, mi ricorda l'inizio della Resistenza, quando si combatteva su molti fronti per lo stesso ideale di libertà e un gruppo non sapeva dell'esistenza di altri gruppi. Il libro in questione s'intitola "Il Pentapoeti", in cui è raggruppata la vasta gamma delle correnti poetiche del nostro tempo, le quali, diversamente dagli altri cinque del '63, che affermavano un loro esplicito modo di vedere l'arte sotto l'aspetto collettivo, questi esaltano varie correnti e mode sotto l'aspetto individuale perché coscienti della libertà soggettiva dell'arte.

Cari Cinque Ragazzi, il vostro coraggio è preannunciato nell'introduzione e questo, forse lascia un po' perplessi, in quanto si pensa subito a don Chisciotte, ma un don Chisciotte reale e realistico, e non solo perché combatto la vostra stessa guerra dal 1963 con conferenze e scritti (col risultato di trovarmi senza casa e scansato dalle venti trenta testate che ospitavano i miei lavori), ma perché mi sento rinvigorito della vostra forza giovanile ed esclamo: "Finalmente!" e riacquisto la forza e l'interesse per andare oltre.

L'interesse risvegliato da due nomi che conosci molto bene per aver letto le loro opere alla settima e alla decima edizione della "Talentiade Poesia della Vita - Olimpiade di Talenti - " mi addentro in quest'Inferno - Paradiso: "Il Pentapoeti".

Pierfranco (Pierfranco Bruni di S. Lorenzo del Vallo), la tua poesia, presentata, da un pensiero di Pascal è più di una prefazione che non spiega ma illustra il tuo mondo poetico che è attesa di aria antica di un mondo che si rispecchia nella certezza dei silenzi; e senza ribellione "paladinesca" dici di appartenere "all'alito violento dei giorni". E' poesia che lascia semplicemente storditi dalla evidente e reale contraddizione dell'"IO" creativo e del "SE"' razionale per la ricerca dell'arte perfetta, senza catarsi, lasciando aperto il discorso scrittore - lettore.

"Il tempo/ che consuma/ l'unico pianto." La solitudine che nell'ultimo pianto conserva le radici della coscienza, mentre porta sangue che lucida l'ombra delle strade è precorrere spazi di desideri che pur lasciando "sempre" un'ombra che sfoglia pagine di conchiglia antica penetra nella solitudine stessa e non ti senti più solo perché la necessità, il "bisogno" di àncore in porti illuminati è certezza di giorni assolati, non già "consumati/ da nascondere/ nel paltò".

Nella tua poesia, l'essenzialità della vita, senza baroccheggiamenti (la vita che oggi viviamo, intendo), e non ti chiedi che cosa è l'amore, la compassione, che cosa è la morte. Queste tre cose, fondamentali per l'umanità le dai per scontate e vai oltre, senza lacrimare: altruisticaae'nte donando sensazioni e slanci amorosi,verso la vita stessa,quale cambiamento della società.Anche se a prima lettura appare di secondaria importanza;e questo perche hai la certezza di ciò che avverrà naturalmente,inevitabilmente,in quanto come essere umano,sai che l'uomo produrrà questo cambiamento.

La poesia di Attilio (Attilio Colombo nato a Sommatino),si snoda in una coscienza "atura di esperienza di vita,meno intellettuale,a ritroso,dalla morte alla vita^ risale la china della montagna odorosa di salsedine sulla cui cima la morte pietosa monda lo spirito (dopo l'eterno dilemma),per il raggiungimento di quella libertà negata da sempre all'uomo perche la terra germina solo male.E' poesia che non lascia spazio alla fantasia per una trasfigurazione,anche se soggettiva,perché assolutamente fotogramaica e di denuncia.

Attilio ti preoccupi solo di fotografare la vita,non ti trasfigurarla in arte,trasformando,o almeno tentare di trasformarla,in un cambiamento della società.

Caro Attilio,denunciare le cose non è una terapia adatta per guarire i "ali e le ingiustizie sociali perché in questo caso è solo una spaventosa parodia della realtà in cui vi vi amo.In questo caso,amico mio,la "ricerca affannosa/della tua origine" rimane fine a sé stessa,senza utilità per gli altri.E il poeta,aio e aro,è anche guida del l'umanità.Quindi non è proprio il caso di lacrimarsi addosso se "Secoli di Storia/dormono" perche siamo noi che li abbiamo imbottiti di sonni foro;e per lo stesso motivo vediamo scorrere "lentamente/molto lentamente" intristendo "pensando" al suo i ne edere,sprofondando "verso...l'eternità".Un'e tornita vuota in cui il nulla non è il tutto,come il vuoto è soltanto tale.

Per Cataldo (Cataldo De Pace,nato a Tarante nel momento in cui il mondo gridava la sua gioia per la raggiunta libertà),la poesia è ani or e.Eros sensitivo,vivo,palpitante di verità ineccepibile che prende la totalità della vita.in cui sono coinvolti la morte,la vita e l'arte irrouanto tale.

Nei rapporti con la vita si osserva il conflitto tra dolore e dipendenza dagli altri,da cui potrebbe derivare autocommiserazione e confronto,invece,rimani amo affascinati dal fatto che ciò che sembrava soddisfacente sarà confusione dell'inevitabile.Non c'è propaganda di una ideologia,ne indulgenza verso il male maggi or e,ma considerazione del nostro vivere che è missione inte%0a,sana,santa:"Stasera/sei venuta più presto;/le bianche spirali di fumo/si sono composte/in un velo nuziale/ricolmo/d'un viso lucente".Come il Cristo che "per salvare il mondo./era tornato a noi",con il "viso scolorito"perchè il nonno come un vecchio presepe non si regge più in piedi e si aggrappa ai ricordi;ricordi che non sono dell'uomo,ma di "un piccolo pupazzo infreddolito".

La poesia di Antonio (Antonio laccarino,insegnante napoletano,due volte premio per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri) è poesia dì sempre:poesia che dorme serenamente sonni tranquilli senza temere il tempo.E' poesia che pur ristagnando "tra le pieghe/di ogni nuovo giorno/il progetto disatteso/d'essere come non siamo". E' sinfonia che ti lascia andare contro "le memorie del tempo",verso un domani certo.Un domani da cui 1'umanità aspetta il verbo,in un'allegria che frantuma ragnatele "dagli occhi/su volti ossuti d'ironìa".Una sinfonia danzata "come gatti che si adattano/ad una buffa li berta".Sostanziai mente questa sinfonia porta l'uomo " al crocicchio del destino/dove ritroverò tutti".

Nella tua poesia,Antonio,non trovo teorie speculative se non quella di attirare il lettore e rapirlo pensoso per eh è,con tè,lotti per modificare il suo stato:la soci età.Che modifichi con tè ciò che è:capacità,energia,intensità;passione con cui guarda "quel"fatto,anche se l'amico ha "labbra di ghiaia"per " angeli plebei/dalla scorza selvatica".

Nella tua poesia,Antonio,c'è tutto ciò a cui noi tutti siamo interessati:!! cambiamento di ciò che è il dolore,il conflitto,la violenza che altri genera per paura o per sadismo.C'è l'effettiva,terribile vita che si conduce.Attraverso la tua poesia ci si accorge di condurre una vita isolata perché ciascuno vive un processo di autoisolantismo:una dipendenza spieiata di rapporti.

Ti chiedi molto spesso,e questo ti fa onore,come si scoprono e coae si costruiscono questi pensieri,e in che cosa consiste vivere in questo booo.tì domandi come sia possibile una vita senza immaginazione e che cosa significa.Ti osservi in continuazione e attentamente osservi gli altri,ecco perché la tua arte si è evoluta di molte migliata dì anni e subentra il passato;!! passato che è esperienza,è storia:"!!- RICORDO". In questo passato trovi scampo e forza di osservare noi stessi e dirci la possibilità di cambi are.Se i conscio delle reazioni a"le ti che "col pianto i rat o delle madri".

L'infinito amore che hai dentro lo gridi ai quattro venti attraverso l'Arte:amore verso Di o,amore verso I* umanità,amore verso tutto,che non è il contrario de 11'amore.E' passione verso tutti,con la realtà di ciò che è veramente.Amore che è desiderio e piacere verso la vita di ogni giorno.E' tenerezza verso le cose più umili "nel covo d'ombre".E' amore che doni "senza contare l'esilio delle parole".

La poesia di Adrian a (Adriana Scarpa,veneta),che lei definisce "tra le nuvole" non è poi cosi tra le nuvole:radicata com'è alla terra e all'uomo di domani.In essa vi è un "tempo che scivola/sopra ali/che a guardarle/diventano immense".

Nella tua poesia Adriana,ci sono i bambini (il Domani,appunto) che disegnano mappe di ciclo e pescano fiori di spume. C'è il sorriso vergine delle vene del tempo.C'è il gioco con l'aria:gio ia di spazi notturni,Nel gioco delle dita "col bianco delle vene" c'è la gioia di vivere la vita vera,bella e tormentosa,gioiosa e triste perché...VITA. ^

E' un libro,"IL PENTAPOETI" che non suggerisce miracoli (anche se voi lo avete fatto),ne da spiegazione di come fuggire il dolore,ma di affrontarlo e combatterlo.

Felice di averlo letto,vi ringrazio per averlo scritto.Vi sono grato perché in esso ho scoperto come si distingue un uomo che abbia cominciato a sviluppare la consapevolezza.

Vostro Reno Bromuro