CARATTERE E ASPETTO MORALE DEI PERSONAGGI
Uno degli aspetti più interessanti, della narrativa moderna, ma ancora poco evoluti è l'interesse metodologico e critico che dia sviluppo e dimostrazione della caratterologia, ora ancora poco progredita allo stato di scienza autonoma in confronto della psicopatologia generale, da quando le recenti ricerche sperimentali hanno dimostrato la possibilità di distinguere oggettivamente gli elementi costanti e quelli plastici del carattere.
Dallesame di questa prima specie di prospettive del
carattere, analizzate dallamico Luca Gandolfi, in questo libro, emerge come
volesse rappresentare una forma costante, sia in senso ontologico-realistico
sia in senso funzionale-armonico, alla quale appartengono poteri determinanti,
paralleli o interferenti alle determinazioni della volontà e alle tendenze
abituali e istintive.
Ma Luca ha capito che il carattere si distingue dalla
volontà poiché non implica l'esercizio del libero arbitrio, ma rappresenta
(secondo le celebri teorie di Platone, di Kant e di Schopenhauer) la
conseguenza di scelte o danaloghi atti di libero arbitrio. «Non indagare a
fondo, subitamente sulle frasi dette e non dette di Mara; il non
approfondimento del perché ha paura della Polizia (Scerbanenco insegna)»,
perché già sa che Mara deve necessariamente distinguersi dall'abitudine e
dall'istinto perché è consapevole delle proprie azioni e situazioni.
Il carattere, lo studia e lo evolve partendo dal
punto di vista genetico; ed è con questa convinzione che poi risalta, cresce e
si osserva in evoluzione e formazione giacché presenta forme e gradi di
manifestazione e devoluzione.
La sintesi tra un personaggio negativo e laltro
positivo è costante e la narrativa plastica permette di considerare il primo
come un personaggio complesso che si sviluppa attraverso il secondo.
Il carattere cosi sviluppato, si presenta come pura
formazione ed espressione della volontà in divenire e non sarebbe in nessun
caso sostenibile se si risalisse alle origini della vita, nel suo ambiente
naturale come fosse stato determinato da un incontro fra elementi atavici e
fattori dambiente sociale, operanti in senso progressivo.
In questo caso sembra che io voglia trattare i
personaggi attraverso la tematica filosofica, invece vorrei spiegarli sotto
laspetto psicologico e umano per quelli che lautore ha voluto che fossero.
Andando avanti nella lettura e quindi seguendo la
creatività del Gandolfi, ad un certo punto, troviamo tutti i personaggi, che
erano stati analiticamente evoluti secondo la teoria goldoniana
dellinteressamento del pubblico: il lettore è intrappolato, lo
scrittore può essere soddisfatto: ha raggiunto il suo intento.
Come ci sia giunto
labbiamo visto, riga dopo riga, pagina dopo pagina con una regolarità
certosina. Ha tramato, sviluppato e poi cucito come il sarto che dal taglio di
stoffa ha fatto nascere un vestito. A questa regolarità deffetti sembra che
occorra aggiungere il carattere che vuole includersi in un ordine di predestinazione
o di previsione, indipendente dalla volontà dellautore, il quale non si è
lasciato andare al livello della necessità e del meccanismo. Non solo, ha fatto
sì che il funzionamento del carattere dipendesse dalla scelta o inibizione
volitiva, ma che, appunto per questo, è sempre un momento parziale della personalità
in atto e si deve unire con gli altri suoi elementi, cioè a dire, che è in atto
parzialmente, e a confronto col tutto di cui è parte: e questo confronto non è
segno di un caso di forza, ma è giudizio di valore. Prova ne è che quando vuole
attribuire valore ad uno dei suoi personaggi non ricorre alla qualificazione
del carattere, ma agli atti singoli che sembrano voluti dal destino.
La concezione dell'uomo, nellamico Luca Gandolfi, di
valore, in generale, dev'essere integrata da una determinazione di carattere: «bello
è morir tra i primi da uomo virtuoso e sincero patriota», canta il poeta.
Quando hai raggiunto lultima pagina, senza
accorgertene, la delineazione fra il rapporto e il valore fra lumanità è del
tutto intrinseco alla personalità umana, e toglie il distacco tra l'uomo e i
suoi ideali senza fargli rinunciare per questo alla loro trascendenza: egli li
considera e li cerca, così, al di sopra della vita vissuta perché appunto
dentro a questa ha il loro specchio, l'esperienza dello stesso ideale nella
irresistibile tendenza che lo spinge ad agire. «Non c'è nulla di più
concreto e particolare che un carattere, eppure esso è unidea, un universale,
un simbolo denergie infinite e di problemi eterni: come hanno affermato sia
Leibniz, sia G. B. Vico»
Il carattere ha tutte le probabilità dessere quel
particolare che media fra l'individuo e l'universo, e che distingue l'individuo
dagli altri individui a cui si trova coordinato; mentre, per la sua
specificazione inconfondibile nella singola personalità, ne può determinare
l'esistenza e concedere di valutarla anche individualmente, soprattutto perché
deve restituire alla sua origine l'impronta che ne ha avuto, e dare luogo a
scrutinio dei suoi progressi nell'esistenza. Ecco perché il bacio di Mara trova
la sua naturale evoluzione sia nel rapporto che nel morso, proprio perché in
quel momento lautore riporta nella memoria di Andrea le sembianze, le parole e
perfino qualche piccolo tic di tutte le altre ragazze passate nella sua vita e a cui ha dato una
parte di sé, qualche volta anche la più nascosta.
Ora, da queste valutazioni risultano qualificati sia
i caratteri buoni sia i caratteri cattivi. Non vi è contrasto tra i caratteri ma un suggello del mistero umano, di questo misto continuo di bene e di male, di bontà
e di malizia, che noi siamo.
Nel libro, quando lo leggerete, troverete, e vi
meraviglierete, spunti di riflessione speculativa.
La curiosità si è accesa nel lettore subito dopo lincidente
automobilistico. Perché Mara ha paura di fare la denuncia dellincidente? Non
terminate il pensiero che già siete avvinti senza più speranza fino e oltre
lultima pagina.
Chi mi ha spinto a cercare una cosa che nessun
critico, a meno che non si innamori dellopera, mette il luce in unautore
specialmente se si tratta, poi di un giovane che si affaccia al mondo della
letteratura per la seconda volta, è stato Eduard Spranger e il suo concepimento
del Lebensformen (teoria delle forme vive) che dà la possibilità di
ricondurre la teoria del carattere a tipi ideali e universali dell'umanità,
come l'uomo economico, giuridico, etico, scientifico, artistico e religioso, i
quali sono la definizione stessa del valore e permettono di ricostruirne
l'ordine gerarchico e la storia ideale eterna, nonché la «forma» psicologica.
Luca Gandolfi in questo manufatto che andrebbe
pubblicizzato al massimo e che tutti, specialmente i giovanissimi dovrebbero
leggere, avalla la teoria di Karl Gustav Jung, il quale dimostrò che il
carattere ha le sue radici nell' inconscio, e che queste radici, attraverso
fondi ancestrali e linguistici, attingono a elementi «archetipi» di
natura familiare e sociale, a cui l'individuo rassomiglia nativamente e per
preferenza di modelli affettivi.
Il carattere appartiene dunque alle cose degne di
esser vissute. Ma non deve essere identificato con il fondamento dell'autonomia
del volere, perché esso sia il suo motore interno e indipendente, e nemmeno con
la coscienza morale individuale.
Dobbiamo riconoscere a Gandolfi una conoscenza
profonda dalla psiche umana, se è riuscito a caratterizzare i suoi personaggi
senza cedere al loro accanimento di voler guidare la costruzione dellopera.
Appena un personaggio, spesso è accaduto con Mara e soprattutto con Lucia lamica fedele, avrebbe voluto guidare la
storia, subito lo si vede scivolare velocemente dalla trappola in cui potrebbe
cadere, come un anguilla.
L'autonomia del volere lha cercata e approfondita
quale forma della libertà capace di produrre o di limitare l'energia pratica
del soggetto, caratterizzandolo come intermediario tra l'autonomia e
l'eteronomia della volontà, in quanto traduce la forma della seconda in
contenuto e strumento della prima, e pone questa in relazione critica col
progresso.
La differenza cosi delineata conduce alla formulazione di
unantinomia fenomenologia; i fattori collettivi o ambientali e le stesse
funzioni personalistiche non identificabili col carattere sembrano avere in
confronto di esso valore indeterminato o inferiore, sebbene gli fossero
superiori in origine.
In altre parole, la storicizzazione volutamente
ignorata corre verso la trascendenza, e il suo riconoscimento esistenziale lo
mette in relazione e contrasto con motivi immanentistici dell' esperienza
storica e sociale, che sta vivendo sia al Punto Rosso, sia nellimmensità
dispersiva della grande metropoli.
Diversamente
da altre attività, quelle dellarte si astraggono ed esaltano in se stesse,
quanto più perseverano a realizzarsi, tanto più si esauriscono o si attenuano
(diventando abituali o restringendoli ai loro attributi tipologici) se si affermano
o si distinguono nello svolgimento della creatività. Ciò accade per
linterferenza tra il rincorrersi del pensiero e le mani sulla tastiera del
piccì per quanto riguarda la letteratura, tra il martello e lo scalpello per la
scultura e il pennello, il colore quello reale e quello immaginato. Luca ha
saputo, senza retorica, attingere alla fonte inesauribile della propria
intelligenza per poi dividerla con Mara, Andrea, Lucia e il proletariato
suburbano perché era lunico modo perché risaltassero le fonti di azione e .di
relazione umana con cui convergere:
alcune delle quali sono nel suo subcosciente come paragone del passato o l'albeggiare
dell'avvenire; altre come l'ondoso movimento delle contingenze, altre come le
decisioni della libertà e della redenzione.
L'adattamento reciproco fra i personaggi e le situazioni storiche che sono portati a vivere è il risultante predominio del primo o della seconda nelle loro relazioni, è inoltre una soluzione del contrasto fra luno e laltro dei personaggi che alimentano la fiamma della vita attraverso la forza dellideale e del proprio carattere e contingenza e tale che in essa la fiamma di vita del carattere non si smorza, ma si intensifica.
La storia procede per ampie fiumane di eventi nelle cui onde si intrecciano e si rincorrono queste soluzioni, inalveate da condizioni e direzioni di scorrimento prestabilite o provvidenziali. E dentro queste prospettive il carattere si pone come un principio di esistenza o un acquisto trasmissibile e imitabile, della vita altalenante della metropoli.
Penso di aver chiarito altresì in che modo il libro va
letto e come vanno analizzati i personaggi, specialmente gli emarginati della
estrema periferia; di come il Gandolfi abbia saputo caratterizzare i personaggi
elevandoli al di sopra della natura, e come ne sorga e vi rientri, e come in
ognuno di loro si può affermare il vero e in ogni ego il superego.
Finché i
giovani scrittori affronteranno e analizzeranno la storia di uomini nel tempo
che essi cercheranno di far valere il proprio ideale, se non altro per
riconoscersi in mezzo agli avvenimenti di cui siano parte; ma anche quando la
storia sia finita, devono esser giudicati.
Non mi rimane che invitarvi a leggere «Matricola
375161», e la prossima volta che cincontreremo, combiniamo una tavola
rotonda e tocchiamo con mano se vi ho detto la verità.
Intanto vi ringrazio anche a nome dellautore,
impegnato in altre faccende e addolorato di non essere presente, vi abbraccio
con tutto lamore che posso.
Reno Bromuro