IL MARE E LE SUE RISORSE

placton vita della vita

 

Il mare fu sempre considerato sede degli dei a cui i Greci,  attribuivano grandissima importanza e si chiamavano Poseidone, re del mare e di tutte le acque, sposo di Gea, la Terra; Oceano e Oceanine, Nereo e le Nereidi  (Afrodite, Tedite e altre), che i romani chiameranno Nettuno, Salacia, Venilia, gli eschimesi Sedna (dea della pesca) e i celtici Manannan.

Il mare, da qualche decennio, assume importanza fondamentale in tutta la sfera biologica e, in particolare, in quella dell’uomo: l’umidità dell’atmosfera terrestre, che condiziona buona parte delle forme di vita sul nostro pianeta, dipende sostanzialmente dall’evaporazione delle acqua marine; la distribuzione di queste ultime sulla superficie terrestre  influenza in modo determinante quella dei vari climi.

 

 

Durante le ere glaciali, i mari erano molto meno profondi di quanto siano oggi, perché i ghiacciai imprigionavano grandi quantità d’acqua, anche se varie zone delle piattaforme continentali erano emerse.

Quando, nel 1987, dalla massa di ghiaccio dell’Antartide si staccò un Iceberg, grande quanto la Liguria, dirigendosi, navigando lentamente, verso la Nuova Zelanda, portando con sé avanzi di fossili, rivelò che buoi muschiati, alci giganti, cavalli e tapiri un tempo vivevano molto di là dalle attuali linee costiere. L’Iceberg, ha modificato, e non poco, irrimediabilmente, il profilo della costa lungo il Golfo delle Balene, quella sconfinata calotta che occupa gran parte del Mare di Ross.

Sul fondo dell’Atlantico, ben lontano da dove avrebbero potuto essere se trasportati solo dalle correnti e dalle maree, sono stati trovati denti di mammut e di mastodonti.

Gli studiosi di geologia marina ritengono che, le correnti limacciose precipitanti da dirupi sottomarini, abbiano allargato e approfondito, nel corso dei millenni, il fondo marino e, con il distaccarsi dell’Iceberg, trasformato gli antichi letti fluviali in spettacolari canyons sottomarini. Per grandi che siano, però, questi canyons, a forma di V, nell’Oceano, quello aperto dall’Iceberg  non è la gola marina subacquea più grande, perché il primato spetterebbe al Canyon Ameghino, al largo dell’Argentina; ma non si esclude, che ve ne siano altri più profondi, tuttora sconosciuti.

Nel Mediterraneo, sembra vi siano canyons sottomarini così profondi da far ritenere agli studiosi che essi, probabilmente, sono gole di fiumi sprofondate nel mare da un enorme cedimento nella crosta terrestre.

risorse economiche

Circa 750 milioni di tonnellate di sedimenti sono portati ogni anno, nelle acque costiere, dai fiumi di tutto il mondo, di cui alcuni milioni di tonnellate di fango, composto di fosfati, nitrati, calcio e silice, tutti essenziali per la vita marina,  pari ai minerali di un preparato fertilizzante agricolo, si deposita sulle piattaforme, mentre altri milioni di disciolgono nell’acqua del mare.

I sedimenti in alcune zone si decompongono gradualmente, utilizzando l’ossigeno contenuto nell’acqua e il mare, alla fine, rimane quasi privo d’ossigeno. Le materie organiche continuano a depositarsi, ma, senza ossigeno, la decomposizione segue un altro processo: gli strati organici che ne risultano costituiscono depositi d’idrocarburi, e in queste zone il suolo diventa una ricca riserva di petrolio.

Economicamente, il mare costituisce una notevole fonte di risorse, le quali, oltre al petrolio, sono rappresentate soprattutto dalla fauna ittica, oggetto di un’intensa attività peschereccia sia lungo le coste sia in alto mare. Le zone di pesca maggiormente favorevoli, almeno da un punto di vista commerciale, sono rappresentate dai mari freddi o con notevoli contrasti termici e quindi molto ossigenati, fatto che si verifica dove s’incontrano correnti di diversa caratteristica; normalmente i mari caldi sono assai ricchi di specie, mentre nei mari freddi vivono poche specie, ma con un maggior numero d’individui.

La fauna e la flora marine sono immense riserve alimentari, per ora solo parzialmente sfruttate; i fondali ed il sottosuolo ospitano enormi giacimenti di minerali utili; tra questi, anche il petrolio, che deriva dalla trasformazione d’organismi marini del passato; dalle stesse acque marine si possono estrarre numerosi sali per i coralli, per le spugne, ecc. Anche la diffusione e l’evoluzione di molti organismi sono stati, e tuttora sono, molto influenzati dalla presenza dei mari.

La flora marina è costituita da microscopici organismi unicellulari, che sono portati alla deriva dalle correnti, maggiormente lungo le coste rocciose. In un solo litro d’acqua marina vi sono centinaia di migliaia di diatomee, che in primavera colorano l’acqua di verde-bruno scuro. Al microscopio appaiono come “astucci”, trasparenti e di fattura squisita, che contengono, ciascuno, una microscopica particella di materia viva di colore verde-bruno. Gli “astucci” sono scheletri esterni di silice, un minerale che le diatomee assorbono dall’acqua salina e poi secernono attorno a se stesse.

La diatomea si riproduce normalmente dividendosi in due. Una parte va col “coperchio” dell’astuccio, l’altra con il “fondo”. Ogni cellula figlia secerne la metà mancante dello scheletro. Alcune specie rimangono attaccate fra loro formando, in questo modo, lunghe catene.

Più numerose delle diatomee, ma in acque calde,  sono i dinoflagellati, anch’essi organismi unicellulari, che insieme alle diatomee sono i due più importanti rappresentanti del Fito-plancton, ma non certo gli unici rappresentanti, la cui composizione varia secondo il luogo e della stagione; e quando un organismo vegetale si esaurisce, un altro ne prende il posto.         

Le diatomee, i dinoflagellati ed altra flora marina, sono chiamate “praterie” e sono l’alimento principale degli animali planctonici, cioè quegli innumerevoli milioni d’esseri alla deriva, poco più grandi delle piante di cui si nutrono.

Questi esseri che sono raggruppati in zooplancton, si mangiano voracemente l’un l’altro e, con il fitoplancton, formano il principale nutrimento di moltissimi organismi del marre. La parte più numerosa del plancton è costituita dai copepodi, detti anche “genitori prolifici” perché si riproducono con rapidità.

I maschi fecondano le uova trasferendo lo sperma sulle femmine con una chela particolarmente adattata e già dopo poche settimane dalla nascita, gli individui della nuova generazione si riproducono a loro volta. Di rado più grandi di un chicco di riso, sono talmente diffusi e abbondanti nel mare, più che tutti gli insetti sulla terra.

Molti pesci e invertebrati, durante il loro stadio larvale fanno parte dello zooplancton e la loro vita è molto precaria poiché solo pochi individui raggiungono lo stadio adulto di Spugne, Bivalvi, Gasteropodi, Stelle, Granchi, Balanidi, ecc. e nessuno di loro, nel periodo larvale, assomiglia ai genitori.

 

Anelli della catena alimentare

 

Il destino di ogni animale nel mare è di mangiare e di essere mangiato. Diatomee, dinoflagellati e altre piante marine formano il primo anello di ogni catena alimentari.

Senza i vegetali nel mare non vi sarebbe vita. Infatti, sono questi, che attraverso la fotosintesi, convertono le sostanze inorganiche in sostanze alimentari.

Il secondo anello di quasi tutte le catene alimentari sono i Copepodi, principali consumatori di Diatomee; un solo Copepode può mangiare circa 12mila diatomee al giorno. I Copepodi, a loro volta, sono ingeriti dalle aringhe, che sono fra i pesci più numerosi nel mare; sono proprio loro che costituiscono il terzo anello in molte catene alimentari marine; ed ogni volta che un’aringa mangia un Copepode, con questi ingoia anche migliaia di Diatomee. L’Aringa, continua a vivere se non trova sulla sua strada una Focena, e la Focena, a sua volta, può diventare preda di un’orca.

Ogni tanto però qualche anello della catena alimentari, si perde; la Focena non converte in carne ogni boccone dell’Arringa; in effetti, essa trasforma, la maggior parte del contenuto alimentare nell’energia necessaria alla propria attività vitale, come nuotare, alimentarsi, respirare e così via.

Dalla Diatomea all’Orca, circa 80/90% dei valori nutritivi presi dall’anello precedente, è convertito in energia e consumati nelle attività di sopravvivenza.

Il popolamento animale nel dominio pelagico è formato essenzialmente da organismi planctonici: Meduse, Ctenofori, Crostacei, Pteropodi, Eteropodi, Salpidi, Pirosomidi, larve di pesci ecc... Mentre i dominatori tra il necton sono i Molluschi Cafalopodi, detti anche “pesce azzurro”.

L’origine della sopravvivenza è oggetto continuo di studio, sono proprio queste forme di vita marina, perché da essi è possibile ricavare, una volta raccolti da retini più o meno fitti, e stabilire la natura e la distribuzione del plancton alle diverse profondità; stabilirne la provenienza significa sapere da dove è venuto lo spostamento dei pesci e dei cetacei che se ne cibano.

Ad un nuotatore subacqueo che si sofferma a scrutare la concentrazione di vita su un fondale, certamente sfuggirebbe uno dei più importanti anelli di qualsiasi catena alimentare: l’anello che congiunge gli abitatori del fondo a quelli della superficie. Questo anello è costituito da microscopici e innumerevoli batteri, che, decomponendo carcasse e rifiuti, svolgono la funzione di autentici spazzini dei fondali, senza i quali le sostanze nutritive necessarie alle piante rimarrebbero inutilizzate

Recentemente, tra le varie discipline scientifiche è nata la “biologia della conservazione”, che ha lo scopo di indagare sulla vitalità delle popolazioni naturali, cioè studiare e analizzare la capacità di resistenza e di adattamento sia a breve che a lungo tempo della fauna marina, per arrivare a programmi di conservazione che prendano in considerazione tutti gli inquinamenti che si depositano nelle acque marine (fuoriuscita di liquido dalle petroliere - il disastro più grave per la fauna ittica -  scorie: nucleari, metallurgiche, chimiche, ecc...), formando mucillagine, erosioni a vario livello. L’aspettato centrale della biologia della conservazione è lo studio e l’assunzione che la varietà genetica fornisca la materia per i futuri cambiamenti evolutivi. Se in futuro saprà fornire reali apporti alla gestione della fauna e flora ittica minacciate, non solo teorici, sarà senz’altro una delle discipline che permetterà la sopravvivenza delle acque e, naturalmente, anche dell’uomo.

 

 

Reno Bromuro