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CATANIA DALLA GRECIA ALLA SICILIA

gelosa custode delle sue origini

 

 

     Catania situata sulla costa orientale della Sicilia, alle pendici meridionali dell'Etna, affacciata sul mar Jonio è sorta su un villaggio preesistente in prossimità delle foci del fiume Amenano. Sembra che qui venne ad insediarsi, negli ultimi anni dell'ottavo secolo a.C. una colonia greca di Calcidia, che la chiamò Catino o Catana e l'avviò in breve ad un processo di notevole sviluppo. Fu in contrasto con la vicina Siracusa, fu occupata e distrutta nel corso del quinto secolo a.C. e, nell'anno successivo, fu conquistata dalla flotta cartaginese. Verso la metà del quarto secolo aveva già perduto molto della sua ellenicità. Occupata da Pirro e subito dopo da Roma conobbe un altro periodo di grande prosperità, di sviluppo economico e edilizio, distrutto bruscamente da un'eruzione dell'Etna. Fu sede del più importante magistrato romano, fino alla tarda età imperiale, passando quasi indenne per tutto il periodo delle invasioni barbariche fino alla conquista bizantina. Per i secoli a venire resistette all 'assedio arabo, venne occupata da Ruggiero d’Altavilla che continuò a dare grande prosperità alla città, fino alla metà del dodicesimo secolo quando fu distrutta da un terribile terremoto. Ricostruita e abbellita da Federico II di Svevia fu spesso sede della corte. Gli Aragonesi la favorirono al punto che nel quindicesimo secolo la dotarono della prima università della Sicilia, divenendo un grande centro di cultura fino all'occupazione spagnola che ne determinò un periodo di generale decadenza economica e culturale. Dopo le distruzioni naturali del diciassettesimo secolo, si riprese subito e. alla fine del diciottesimo era di nuovo una delle città più importanti dell'Isola. Le insurrezioni del 1837 e 1848 la prepararono all'accoglienza delle truppe garibaldine.

 

Dall’unità d'Italia l'espansione cittadina e stata vertiginosa. Ricostruita interamente dopo la distruzione del 1669 e del 1693, divenne una delle più belle e grandi città d'Italia: favorita da un clima e una posizione ideali, caratterizzala dal nobile e fastoso aspetto barocco del suo centro storico.

Già centro commerciale di grandissima importanza, il maggiore della Sicilia, per l'esportazione degli agrumi e dello zolfo agli inizi del Novecento, ha conservato questa caratteristica, aggiungendo al commercio degli agrumi quello della frutta,

  Già centro commerciale di grandissima importanza, il maggiore della Sicilia, per l'esportazione degli agrumi e dello zolfo agli inizi del Novecento, ha conservato questa caratteristica, aggiungendo al commercio degli

 

agrumi quello della frutta, ortaggi e degli altri prodotti tipici della zona, molto fertile. L ' industria pur sempre insufficiente, ha avuto un grande incremento e sviluppo, specialmente nei settori chimico (farmaceutici, prodotti per l'agricoltura ecc.), alimentare (pastifici, aziende conserviere, lavorazione degli agrumi), metalmeccanico, elettronico, lavorazione dei minerali non metalliferi. Anche l'agricoltura, che grandiose opere di idraulica hanno valorizzato, specialmente nella piana, offre il suo contributo economico alla città unitamente all'allevamento del bestiame. In costante aumento è il turismo, vivace l'attività culturale che ha il suo centro nel Teatro Bellini, il più bello e notevole d'Italia. Abbiamo affermato che il turismo è in costante aumento, ma il turista non viene attratto soltanto dalla bellezze naturali di cui la città è dotata, ma per l'arte che essa conserva gelosamente, non solo nel Museo Civico, che ha sede nel castello Ursino, dove si possono ammirare materiale archeologico, medioevale e moderno, nonché un importante medagliere con monete della Sicilia antica.

Nonostante le due grandi eruzioni che la distrussero completamente conserva, gelosamente, come dicevamo, le opere che si sono salvate: importante testimonianza artistica delle epoche precedenti ai terremoti. Dell'era greca, il bellissimo teatro, dell'epoca romana conserva il teatro e odeon, il foro, le terme presso Santa Maria dell'Indirizzo e sotto il Duomo, quelle che poi furono trasformate nella chiesa bizantina di Santa Maria della Rotonda, il carcere, la tomba e la casa di Sant'Agata, dove è sepolto Vincenzo Bellini. Del periodo bizantino si possono ammirare le piccole basiliche di Monte Po e del Salvatorello, gli affreschi della detta chiesa di Santa Maria della Rotonda. Arabe-Normanne sono le absidi del duomo, il transetto e le basi dei campanili, mentre di tipica architettura siciliana è il castello Ursino costruito da Riccardo da Lentini, con grandi torri cilindriche angolari. Frammenti di architettura gotica si trovano nel duomo, nel quale non mancano apporti di epoca Rinascimentale. Tuttavia è l'architettura barocca che ha dato la sua impronta vitale alla città, sviluppandosi verso la prima metà del diciottesimo secolo.

Due cose uniche al mondo si trovano a Catania: la via Etnea che attraversa la città da sud a nord e il giardino Bellini.

 

 

L'AQUILA

LA CITTA' DELLE 99 FONTANE

 

Sopra una collina a circa 700 metri, lambita dalle acque del fiume Aterno si trova L'Aquila, capoluogo degli Abruzzi che, pare, sia stata fondata verso la metà del XIII secolo per ordine di Federico II di Svevia che voleva riunire in una sola città "fortificata" gli abitanti dei 99 castelli sparsi nella zona. Qualche anno più tardi avendo parteggiato per il papa che combatteva contro i ghibellini, fu distrutta da Manfredi. Carlo d'Angiò  la fece ricostruire e cintare di mura. Questo periodo fu fiorente per i suoi commerci di lana, seta, merletti, ed ebbe grande importanza nel regno Angioino. Ma con la venuta di Carlo V e il catastrofico terremoto del 1703 la città cadde in un "letargo decadente". Ora che le sue funzioni amministrative ne avevano rinnovato il prestigio, ecco la "razzia mani pulite"  che fa saltare la giunta regionale al completo, e proprio per l'importanza del suo mercato agricolo; ma le industrie tessili, meccaniche e dei laterizi la mantengono fiorente. Questa città per la sua posizione geografica, situata in un luogo collinare circondato da un'ampia cerchia di monti, è diventata un centro turistico molto interessante. Il turista viene attratto, in ogni periodo dell'anno, dal passato fiorente che conserva notevoli monumenti civili e religiosi e per la natura. Le chiese sono circa 60 e tutte di grande interesse, il Castello Rinascimentale, la Fontana delle 99 cannelle, i palazzi e le strade caratteristiche, nonché l'artigianato e la culinaria fanno di L'Aquila la tipica attrazione turistica del centro-sud d'Italia.

Ma i quattro monumenti più famosi della città, vengono considerati,

senza ombra di dubbio, proprio la Fontana delle 99 cannelle costruita, come annuncia la lapide che si conserva sul posto, nel 1272 per opera del Capitano Lucchesino che la fece erigere da Tancredi da Pentina; la cui particolarità risiede nei mascheroni da cui sgorga l'acqua, rappresentanti frati, teste virili e muliebri, cavalli... e, secondo la leggenda i 99 cannelli simboleggerebbero i castelli che parteciparono alla fondazione della città.

Santa Maria di Collemaggio, considerata la più famosa chiesa d'Abruzzo sia per la sua importanza storica (vi fu incoronato papa, nel luglio del 1294, Pietro del Morrone che prese il nome di Celestino V, esaltato da Francesco Petrarca e criticato da Dante -Inf. III vv.60 - per aver lasciato il pontificato dopo solo quattro mesi), che architettonica. La sua costruzione era iniziata proprio per ordine di Pietro del Morrone  sette anni prima che venisse eletto papa. L'originalità della facciata sta nella bellissima decorazione a disegni geometrici di lastre bianche e rosa a cui si sovrappongono elementi architettonici di grande interesse; il rosone centrale è un bellissimo esempio dello stile Gotico, costituito da due giri di colonne tortili e di archetti a chiglia trilobati. L'interno è suddiviso in tre navate da archi ogivali poggianti su pilastri ottagonali; sul transetto sono posti due altari barocchi; il pavimento cosmatesco fu costruito verso la metà del Trecento. Le pareti sono ricche di nicchie ogivali e affreschi rappresentanti la SS.Vergine.

San Bernardino, chiesa fatta erigere per volontà di S.Giovanni da Capestrano, discepolo di San Bernardino da Siena; presenta una facciata che si erge su quindici scalini, spartita da cornicioni che limitano i tre ordini sovrapposti di colonne gemellate. Ricostruita interamente dopo il terremoto del 1703, la si vede, ora, in stile barocco. L'interno è di carattere grandioso, infatti il settecentesco soffitto, lungo 96 metri, è costruito con legno e oro zecchino; fu realizzato insieme all'organo, da Ferdinando Mosca da Pescocostanzo.

Il Castello, fatto erigere da Don Pedro di Toledo su progetto del l'architetto Pirro Luigi Escribà o Scribà, divenuto famoso per aver costruito il Castel Sant'Elmo  a Napoli, oggi sede della Sovrintendenza ai Monumenti, di attività culturali e del Museo Nazionale d'Abruzzo, comprende varie sezioni tra le quali: la sezione paleontologica che ospita un elefante fossile rinvenuto nei pressi della città e la sezione di arte sacra in cui si possono ammirare opere di artisti noti e sconosciuti.

Il centro storico, racchiuso tra le antiche mura, offre caratteristici scorci di sapore medievale: Il chiassetto del campanaro  si apre fra la casa di Buccio di Ranallo e l'abside di Santa Maria Paganica. Questa stradina angusta, ma caratterizzata da arcatelle, introduce in una piazzetta su cui si affacciano il portale destro della chiesa e il suo campanile. Un edificio, chiamato Le Cancelle, che in origine era situato in Piazza Duomo, poi smontato e ricostruito in via Simeonibus per far posto al palazzo delle Poste, è riferibile al XV secolo. Era costituito di quattro case-botteghe, al piano terra si trovava il negozio che oltre alla porta d'accesso aveva una mostra per l'esposizione della merce. La facciata è composta di una serie di aperture collegate da archi a tutto sesto e a sesto ribassato. Le finestre superiori per la cornice in pietra contribuiscono a dare un'immagine suggestiva dell'insieme.

In Piazza ogni giorno, dall'alba alle tredici, si tiene il mercato, risalente alla concessione fatta  nel 1304 da Carlo II d'Angiò, che permetteva alla città di avere due mercati alla settimana: in Piazza Palazzo il martedi e in Piazza del Duomo il sabato. Vi si trova l'antica tramandazione familiare, oltre alle tradizionali merci, frutto della terra e del lavoro artigianale che le donne dei paese vicini portano al mercato.

Durante i secoli, le attività artigianali della città sono state la maggior fonte di prosperità. Se ne ha la testimonianza nelle case-botteghe del tre-quattrocento e nel nome di alcune vie che  conservano il ricordo degli artigiani che vi lavorarono: via dei Setaioli, via degli Scardassieri, via dei Ramieri ecc. La tradizione viene tramandata attraverso i merletti a tombolo, considerati veri prodotti artistici, l'arte della ceramica, di origine antichissima viene continuata in esperti laboratori artigiani, la lavorazione dei metalli, del legno e del cuoio creano prodotti prestigiosi per la loro austera eleganza.

I piatti tipici della cucina aquilana sono semplici, ma saporiti e sostanziosi, realizzati secondo antiche regole tradizionali. E' una cucina essenziale che rifiuta qualsiasi sofisticazione del gusto e degli ingredienti, ma nei quali si possono assaporare le genuinità e gli aromi naturali.

 

IL PARCO DEI MOSTRI DI BOMARZO

a pochi chilometri da Roma, nella provincia di Viterbo

domina la valle del Tevere dall'alto dei monti Cimini

 

Bomarzo è un piccolo comune del Lazio con 1459 anime, situato nei monti Cimini, sopra un promontorio che domina la Valle del Tevere. Di origine etrusca, lo chiamavano Polimartium, nel terzo secolo a.C. venne conquistato dai Romani; nell'ottavo secolo fu conteso fra Longobardi e Chiesa, della quale divenne possesso definitivo, nel 774. All'estremità settentrionale del Paese si trova il grandioso palazzo Orsini, costruito fra il 1525 e il 1600.

 

Il Parco dei Mostri, principale attrattiva del paese, sorge a un solo chilometro dall'abitato,  è uno degli esempi tipici dell'arte della fontana e del manierismo cinquecentesco, il cui merito della scoperta va ad una casalinga che non volle rimanere sola in casa.

Racconta il marito Giovanni: "un giorno volle venire assolutamente con me, per non rimanere sola in casa; mentre io accudivo al lavoro Ella se ne andò a gironzolare per i campi. La sera, mentre ritorna­vamo a casa, mi disse di aver trovato un "Tesoro", chiedendomi di poter avere due persone che la precedessero nel cammino, per libe­rare la strada da sterpi e spine. In occasione del 25 anno di matri­monio, me ne fece dono: l'aveva acquistato con i propri risparmi. Sempre da sola, eseguì i lavori di restauro e, nello stesso tempo, di divulgazione della sua scoperta, oggi conosciuta da tutto il mondo con il nome di "Parco dei Mostri" ".

Il Giardino di Bomarzo, nacque per volere del principe Corrado Orsini detto Vicino, come Villa delle Meraviglie perché avrebbe do­vuto stupire, anche se nelle intenzioni segrete doveva essere un inno all'amore. E, infatti, appena sposò in seconde nozze la princi­pessa Giulia Farnese fece iniziare i lavori, che vennero affidati all'architetto, archeologo e pittore napoletano Pirro Ligorio, nato nel 1510 . Si trasferisce a Roma nel 1534 ed incomincia a decorare i palazzi con mascheroni e strane figure; ed in

 

 una di questi appone, per la prima volta, dei riflessi colorati, che un attento visita­tore, ancora oggi, dopo circa

quattrocento anni di distanza trova sulle sculture e sui vasi ornamentali del Giardino di Bomarzo.

Passeggiare in questo Parco dei Mostri, riserva, sotto molti aspetti, un forte e avventuroso romanticismo, ma anche

una piacevo­lezza che rimane dentro, e non per poco. In questi viali, tutto parla d'amore, anche se la "voce del popolo" le ha affibbiato il nome di Parco dei Mostri, forse perché vi si avvertono, sospesi nell'aria, sottili incantesimi e il forte sentimento che univa Vicino e Giulia.

Un'amore eternato, dopo la morte di Giulia, nella costruzione di un Tempio, opera del Vignola; poi chiama il giardino "Sacro Bosco" a conferma di un grande sentimento.

Alla morte di Vicino, tutte le proprietà passarono ad uno della fa­miglia Lante; poi al principe Poniatowski ed infine ad uno dei prin­cipi Borghese.

Ai nuovi proprietari, questo giardino abbellito e arricchito per tramandare l'amore di due persone, non interessava e questo ne de­cretò l'abbandono totale. Abbandono che

continuò anche dopo che Maurizio Maraviglia lo ebbe acquistato dai Borghese nel 1940.

 

Vedere la gigantesca testa dagli occhi enormemente grand, il naso camuso gigantesco, la bocca smisuratamente spalancata, detta "Entrata dell'Inferno", intorno alla quale è visibile la scritta "Ogni pensiero vola"; la mastodontica Sfinge, sul cui basamento cen­trale è ancora leggibile: "Chi con ciglia inarcate et labbra strette non va per questo loco manco a le famose del mondo moli sette";

 

 

 il Proteo-Glauco, che regge sulla testa una palla (che dovrebbe rap­presentare il mondo) sormontata da una torre; il meraviglioso gruppo marmoreo che raffigura la lotta di due giganti, vista in controluce, col sole che si riflette fra le foglie dei lecci del parco, mille sensazioni ti avvolgono l'anima in un piacevole incantesimo. E quando ci si trova davanti al gruppo marmoreo: "Tartaruga, Donna, Balena", avvolto nel verde fitto, riflesso dal muschio e dagli al­beri, non si può che ringraziare il "Fattore" che ha illuminato l'artista. Da non dimenticare di visitare la "Casa pendente", un'abitazione in mattoni e marmo, appoggiata ad un muro di cinta tramite un arco; l'Elefante, il Drago, Nettuno, la meravigliosa Cerere.